venerdì 11 novembre 2011

Emilio Bossi - 8 La Mitologia Dell'Antico Testamento




Anche la mitologia dell’Antico Testamento è una figliazione delle mitologie precedenti. S’impernia su questi concetti fondamentali: Dio; la Creazione; la caduta degli Angeli; l’Eden; Eva; il Serpente e il Peccato originale; il Diluvio; la Torre di Babele; gli Angeli e i Demoni; il Paradiso e l’Inferno; i Patriarchi; un legislatore inspirato e dei Profeti.
La Creazione ha luogo nella Genesi come nei libri sacri di quasi tutti i popoli più antichi. Nel Zend-Avesta, libro sacro dei Persiani, l’Essere Eterno crea il Cielo e la Terra, il Sole, la Luna e le Stelle in sei periodi e l’uomo, come nella Genesi, comparve per ultimo. Col giorno del riposo si ebbero sette giorni o periodi: numero ritenuto sacro dalle nazioni antiche, perché derivante dalla primitiva adorazione del sole, della luna e dei cinque pianeti, e dalle fasi lunari ricorrenti ogni sette giorni.
Nella creazione indiana, secondo le leggi di Manù, l’universo era nelle tenebre, come nella Genesi, quando l’invisibile Brahma disperse le tenebre, creò le acque ed impose loro il moto. Egli creò pure una serie di divinità subalterne chiamate angeli presieduti da Mohassura. Mohassura indusse tutti gli angeli alla rivolta contro il Creatore, dal cui trono si allontanarono per sfrenato desiderio di regno. Siva fu allora incaricato di scacciarli dal cielo superiore, ed essi furono precipitati sui globi inferiori (infernus).
Brahma creò l’uomo maschio e femmina, dando loro la coscienza e la parola, rendendoli superiori a tutto quello che era stato creato, ma inferiori ai Devas ed a Dio. Nominò l’uomo Adima (Adamo, il primo uomo) e la donna Heva (Eva, ciò che completa la vita). Li pose in un paradiso terrestre, in mezzo ad una splendida vegetazione; ingiunse loro di unirsi e di procreare e di adorarlo per tutta la vita, e proibì loro di abbandonare il paradiso terrestre (Ceylan). Essi disubbidirono e l’incanto della natura sparisce; Brahma perdona loro, ma li scaccia dal luogo di delizie, condanna i loro figli a lavorare e prevede che diverranno cattivi, avendo lo spirito del male invaso la terra. Ma li rassicura promettendo loro che manderà Vischnu, il quale s’incarnerà nel seno di una donna, a redimere il genere umano dal peccato.
Nella mitologia persiana Ormuzd promise al primo uomo e alla prima donna felicità eterna, purché si mantenessero buoni. Ma un demonio, sotto forma di serpente, fu inviato da Arimane; essi prestarono fede al menzognero che li persuase essere Arimane il datore d’ogni bene, e cominciarono ad adorarlo. Il demonio portò loro in appresso alcune frutta; essi le mangiarono e finì subito la loro felicità. Scacciati dal luogo dove erano, uccisero gli animali per cibarsene e coprirsi delle loro pelli; e nel cuore delle infelici creature umane si annidarono l’odio e l’invidia, e furono maledette esse e le loro generazioni.
È dai Persiani che gli Ebrei presero a prestito, durante la loro dispersione sulle rive del Tigri e dell’Eufrate, dopo essere stati vinti dai re di Ninive e di Babilonia, l’idea dell’immortalità dell’anima e della vita futura, e conseguentemente la mitologia degli Angeli e dei Demoni. I nomi stessi degli Angeli – Gabriele, Michele, Raffaele, i Cherubini, i Serafini, i Troni, le Dominazioni divise in 7 ordini come le 7 sfere dei pianeti – furono copiati dalla religione persiana e dalla caldea. Lo stesso vocabolo di Satanappo gli antichi Ebrei, dice il Bianci-Giovini, significava nulla più che un uomo nemico; fu soltanto dopo l’esilio di Babilonia che fu adoperato per significare l’angelo del male. Persino l’Asmodeo, che nel Nuovo Testamento divenne la causa degli isterici turbamenti delle donne, è tolto (Tobia, III, 8; VI, 14) dall’Aehsmodaeva persiano, il dio della concupiscenza.
Il Paradiso e l’Inferno provengono pure dalle mitologie orientali. Paradiso è vocabolo tolto dalla Persia; esso significa giardino. Il Paradiso esisteva già nelle mitologie degli Indiani, dei Persiani, degli Egiziani, dei Greci (Eliso), dei Romani, dei Galli e degli Scandinavi. Dicasi lo stesso dell’Inferno, che figura già nelle mitologie degli Indiani, dei Persiani, degli Egiziani, dei Greci, dei Romani (Tartaro) e dei Galli. Però gli altri popoli non conobbero l’eternità delle pene. Quanto al Purgatorio, la Bibbia non lo conosce, né nell’antico né nel Nuovo Testamento. È a Gregorio che i cristiani devono la prima menzione del Purgatorio, la cui idea fu tolta probabilmente da Platone, che aveva diviso le anime in tre categorie: le pure, le curabili e le incurabili.
I Vedas raccontano pure la leggenda del Diluvio. Secondo la predizione del Signore, la Terra si popolò ed i figli di Adima e di Heva divennero presto tanto numerosi e cattivi che non poterono più accordarsi fra di loro. Essi dimenticarono Dio e le sue promesse... Il Signore risolse allora di punirli con un grande flagello. Egli mandò il diluvio, ma ne salvò Vaiwasvata in causa delle sue virtù, mandandogli un pesce che gli comunicò ciò che stava per accadere, lo ammonì che si costruisse un vascello in cui rinchiudersi con tutta la sua famiglia, con una coppia di tutte le specie di animali e i semi d’ogni pianta. Ciò fu eseguito e, quando il diluvio ebbe fine, Vaiwasvata sbarcò sulla cima dell’Imalaya.
Le memorie caldaiche, nelle tavolette di Ninive, parlano pure della leggenda della costruzione della torre di Babele. I primi abitanti della terra, superbi della loro forza e della loro potenza, cominciarono a disprezzare gli Dei, e vollero innalzare, nel luogo ove ora siede Babilonia, una torre che giungesse fino al cielo; ma quando furono a un certo punto, gli Dei, aiutati dai venti, rovesciarono sui costruttori tutto l’edifizio, e confusero il linguaggio degli uomini, i quali fino a quell’epoca avevano tutti parlato la stessa favella. La Bibbia parla di dieci patriarchi vissuti prima del diluvio, ognuno dei quali morì in tardissima età; e la tradizione caldaica parla pure di dieci re che regnarono 432.000 anni; nelle leggende arabe, cinesi, indiane e germaniche si parla egualmente di dieci personaggi mitici, i quali avevano vissuto prima del periodo storico; come dieci erano i primitivi re della sacra tradizione persiana e dieci gli eroi dell’Armenia. Dei dieci patriarchi ebrei è importante specialmente Abramo, per il suo famoso sacrificio. Ebbene: esso pure è copiato, e precisamente dalla leggenda del patriarca Adgigata, che si trova nel Ramatsariar, libro delle profezie indiane. Adgigata è un giusto prediletto da Brahma. Egli non ha figli, ma finalmente Brahma fa concepire sua moglie in modo miracoloso. Un giorno Brahma gli comanda di sacrificare questo figlio e, quantunque il comando gli faccia schiantare il cuore dal dolore, tuttavia si dispone ad ubbidire, allorché Brahma, sotto forma di colomba, gli appare, ordinandogli di risparmiare il figlio, ed aggiungendo che quest’ultimo doveva vivere lunghi giorni, perché da lui sarebbe nata la Vergine che doveva concepire da un germe divino.
Le ricerche moderne in Egitto hanno fatto scoprire che la storiella di Giuseppe e della moglie di Putifarre venne tratta dalla novella egiziana dei Due fratelli. Perfino il legislatore della Bibbia è una copia delle più antiche mitologie. E qui cediamo la parola al Jacolliot: «Un uomo dà all’India delle leggi politiche e religiose, e si chiama Manù. Il legislatore egiziano riceve il nome di Manès. Un cretese si reca in Egitto per studiare le istituzioni che intende di dare al proprio paese, e la storia ne conferma il ricordo sotto il nome di Minosse. Infine il liberatore della casta schiava degli Ebrei fonda una nuova società e si nomina Mosè. Manù, Manès, Minosse, Mosè: ecco quattro nomi che dominano tutto il mondo antico. Appaiono ai primordi di quattro popoli diversi, per rappresentare la stessa parte, circondati dalla stessa aureola misteriosa; tutti quattro legislatori e gran preti, fondatori di società sacerdotali e teocratiche. Che gli uni abbiano preceduto gli altri; che Manù sia stato il loro precursore, ciò non lascia il minimo dubbio, vedendo la somiglianza dei nomi e l’identità delle istituzioni da essi create. In sanscrito Manù significa l’uomo per eccellenza, il legislatore. Manès, Minosse, Mosè provengono evidentemente dalla stessa radice sanscrita; le leggere varietà di pronuncia sono appropriate alle diversità delle lingue che si parlavano in Egitto, in Grecia, in Giudea. Sarà molto facile dimostrare per mezzo delle istituzioni identiche che i tre ultimi sono i continuatori di Manù; e quando risulterà evidente che l’antichità è semplicemente una emanazione indiana, non recherà alcun stupore di vedere che le origini della Bibbia rimontano all’Alta Asia. E resterà provato che le influenze ed i ricordi della culla dell’Umanità, continuandosi attraverso le età, hanno fatto dare al legislatore giudeo che intendeva di rigenerare il mondo, un nome consimile a quello di Jezeus Cristna che aveva, secondo le tradizioni indiane, rigenerato il mondo antico.
L’Egitto, per la sua posizione geografica, ha dovuto essere necessariamente uno dei primi paesi colonizzati dall’emigrazione dell’India; uno dei primi che ricevette l’influenza di questa antica civiltà, i cui raggi sono giunti sino a noi. Questa verità diviene evidente quando si studiano le istituzioni di questo paese talmente modellate su quelle dell’Alta Asia, da non potersene negare in alcun modo la figliazione». Il Jacolliot fa poi il parallelo delle istituzioni dell’Egitto, dell’Antico Testamento e dell’India, per dimostrare che le due prime sono una copia delle ultime, e pertanto che anche Mosè e Manès sono derivati da Manù. Al che noi aggiungiamo ciò essere confermato per altre vie dalla esegesi e dalla critica letteraria della Bibbia, le quali hanno definitivamente dimostrato che i libri attribuiti a Mosè non possono essere di colui al quale furono attribuiti. Del resto l’assiriologia ha messo in chiaro che la storia di Mosè fu in parte copiata da quella dell’accadiano re Sargon, che «nacque in luogo deserto, venne messo dalla propria madre in un paniere di giunchi, lanciato nel fiume, raccolto ed educato da uno straniero, dopo il quale diventò re», e ciò mille e più anni prima di Mosè, come concede il rev. Brown. Nemmeno il profetismo è d’invenzione giudaica. Anche qui il giudaismo ha copiato la Persia, la quale aveva immaginato la storia del mondo essere una serie di evoluzioni, a ciascuna delle quali presiede un profeta. Ogni profeta aveva il suo Kazar, o regno di mille anni (chiliasmo) e di queste età successive è composta la trama degli avvenimenti che preparano il regno di Ormuzd. Alla fine dei tempi, esaurito il regno dei chiliasmi, verrà il paradiso.
 
dal libro di Emilio Bossi - "Gesu' Non E' Mai Esistito" - 1904

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...