mercoledì 9 novembre 2011

Emilio Bossi - 6 Contraddizioni Della Bibbia Su Cristo





Matteo e Luca danno a Gesù due genealogie diverse, ma siccome Gesù doveva, secondo molte profezie, nascere dalla stirpe di Davide, Matteo pretende dimostrare che ciò si sarebbe avverato facendo discendere Giuseppe, padre di Gesù, da Davide. D’altra parte, secondo lo stesso Matteo, Gesù sarebbe stato concepito per opera dello Spirito Santo. Onde appare che, se Gesù è stato concepito per opera dello Spirito Santo, egli non può esser disceso da Davide; mentre, se è disceso da Davide per il canale di Giuseppe, egli non può essere stato concepito per opera dello Spirito Santo.
Quanto all’anno in cui Gesù sarebbe nato, vi è contraddizione formale fra Matteo e Luca, i due soli evangelisti che ne parlino. Dal confronto tra le circostanze storiche con le quali la sua nascita è messa in relazione da Matteo e quelle con le quali la mette in relazione Luca, scaturisce che il Gesù di Matteo avrebbe avuto almeno undici anni allorché sarebbe venuto al mondo il Gesù di Luca.
In Matteo, Giuseppe e Maria partono da Betlemme senza andare a Gerusalemme e fuggono in Egitto subito dopo l’adorazione dei Magi per salvare Gesù dalla strage degli innocenti ordinata da Erode. Per contro in Luca, Giuseppe e Maria vanno pubblicamente al tempio di Gerusalemme, ove ha luogo la scena di Simeone ed Anna, e quindi, invece di fuggire in Egitto tornano tranquillamente a Nazaret. La narrazione di Luca non solo contraddice materialmente quella di Matteo, ma esclude implicitamente la famosa strage degli innocenti poiché il far portare Gesù al tempio di Gerusalemme, ove è pubblicamente riconosciuto da Simeone come il Messia, non si concilia con la strage degli innocenti, perché in questo caso Erode avrebbe potuto impadronirsene, senza neppur far torcere un capello a qualsiasi altro bambino.
L’infanzia di Gesù è completamente taciuta da Marco e Giovanni, i quali non lo fanno entrare in scena che verso il suo trentesimo anno, sulle rive del Giordano, ove va a ricevere il battesimo da Giovanni Battista. Matteo, dopo averlo fatto nascere prodigiosamente, fuggire in Egitto e tornare a Nazaret, non ne parla più nemmeno lui per circa trent’anni. Il solo Luca parla della disputa nel tempio avuta da Gesù a dodici anni coi dottori della legge.
Stando ai tre Vangeli sinottici, Gesù comincia e continua la sua missione nella Galilea e non è che sulla fine delle sue predicazioni che egli va a Gerusalemme, ove è quasi del tutto sconosciuto, ciascuno chiedendosi chi egli sia. Ma il quarto evangelista fa vivere Gesù quasi esclusivamente nella Giudea e lo fa andare soventemente volte a Gerusalemme, ove compie gli atti principali della sua vita.
Secondo Giovanni, Giovanni Battista dichiara formalmente di non conoscere Gesù quando questi si presenta a lui per ricevere il battesimo. Secondo Luca, Giovanni Battista aveva già riconosciuto Gesù fin da quando si trovava nell’utero di sua madre Elisabetta, trasalendo di gioia nel seno di questa allorché Maria era venuta a trovarla. Secondo Matteo, Giovanni Battista conosceva così bene Gesù quando lo battezzò, che si rifiutò dapprincipio di farlo, non cedendo che alle di lui istanze. Questo Giovanni Battista, il quale secondo tutti gli evangelisti si era spacciato per il precursore di Gesù, lo aveva battezzato col concorso della colomba celeste e della voce del Padre Eterno e gli aveva esplicitamente riconosciuto il carattere di Messia, tuttavia non si fa cristiano e continua a predicare per proprio conto; non solo, ma, quando poi viene arrestato, manda dalla prigione due discepoli a Gesù incaricandoli di dirgli: «Sei tu colui che ha da venire, o pur ne aspetteremo un altro?».
Le tentazioni di Satana a Gesù non si trovano nel quarto evangelista, il quale anzi le ha sistematicamente escluse, concatenando i più piccoli dettagli della vita di Gesù – dal battesimo fino al primo miracolo – con le più rigorose indicazioni di tempo (quali il secondo giorno, il terzo giorno, etc.), di modoche' non c’è modo di far posto ai 40 giorni passati nel deserto ed alle relative tentazioni. Parimenti il quarto evangelista, il quale sarebbe stato nientemeno che il discepolo favorito di Gesù e pertanto non avrebbe potuto ignorarle, nulla dice delle guarigioni degli indemoniati praticate da Gesù. Gli altri tre evangelisti si contraddicono su tutta la linea sia raccontando la storia delle tentazioni sia raccontando quella degli esorcismi di Gesù.
Luca ci fa sapere che i Samaritani accolsero ostilmente Gesù e che il quarto evangelista, essendo in compagnia di Gesù, ne fu assai corrucciato. Invece questo medesimo quarto evangelista, che era con Gesù, e che fu assai corrucciato dall’accoglienza ostile fatta dai Samaritani a Gesù, racconta che, quando Gesù passò per Samaria, i Samaritani gli fecero un’eccellente accoglienza, pregandolo si fermasse fra loro e proclamandolo il Salvatore del Mondo.
L’ultima cena, che è circostanza capitale per il cristianesimo, perché in essa Gesù avrebbe istituito il mistero dell’eucaristia, non ottiene neppur essa l’armonia dei Vangeli. I primi tre la collocano nel giorno pasquale, mentre Giovanni la pone prima della pasqua. Di più: i primi tre evangelisti fanno in questa cena istituire da Gesù il mistero dell’eucaristia mentre il quarto evangelista che racconta l’ultima cena con tanta prolissità non ne parla per niente.
Questa contraddizione che ha fatto versare inutilmente tanto inchiostro a tanti dotti non si spiega se non col nostro sistema, nel quale Cristo essendo un mito, e precisamente quello dell’agnello pasquale, qui tollit peccata mundi, è egli stesso l’alimento della cena pasquale. Solo che nei tre sinottici, più antropomorfi, egli ha bisogno di dirlo; mentre nel quarto evangelista il mistero si compie col suo proprio sacrificio.
Nell’ultima notte di Gesù, che egli avrebbe passato all’orto di Getsemani, secondo i Vangeli sinottici egli si sarebbe allontanato un tiro di pietra dai suoi discepoli addormentati, non prendendo seco che Cefa e i due figli di Zebedeo, e colà avrebbe pregato con la faccia a terra, sarebbe stato triste fin quasi a morirne, ma alfine si sarebbe rassegnato alla volontà divina. Invece il quarto evangelista, che sarebbe stato il testimonio più intimo di un episodio così commovente, non ne dice parola, malgrado ci dia un racconto dettagliato dei fatti di quella sera. Mentre i tre primi evangelisti ci presentano Gesù al Monte degli Ulivi in uno stato di profondo abbattimento, fino a sudar sangue, il quarto evangelista fa tenere a Gesù dei discorsi pieni di calma e mentre nei primi è il bacio di Giuda che designa Gesù ai suoi nemici, nel quarto Gesù va incontro egli stesso ai suoi nemici con tranquillità e sicurezza e dice ai soldati che lo cercano: Io son desso.
Passiamo sopra alle contraddizioni circa l’ora in cui Gesù è giudicato dal Consiglio dei preti, circa la presenza o meno del popolo durante il suo interrogatorio, sul momento in cui è percosso e ingiuriato, circa l’episodio del suo rimando da Pilato ad Erode, che è conosciuto dal solo Luca, circa le deposizioni dei testi, sul Cireneo che Giovanni non accenna, sulle bevande date a Gesù, sul contegno dei due ladroni, sulla inscrizione apposta alla croce che è diversa in tutti quattro gli evangelisti, sul grido e sulle parole da lui emesse prima di spirare, sul colpo di lancia, sulla rottura delle gambe, sul suo distacco dalla croce, sulla sua imbalsamazione, sulla qualità del sepolcro e sul tempo in cui rimase sepolto e diciamo solo della più grave delle contraddizioni che accompagnano la sua morte.
Secondo Matteo (XXVII, 45), Marco (XV, 33) e Luca (XXIII, 44) dall’ora sesta alla nona, nella quale Gesù avrebbe reso l’ultimo sospiro, vale a dire da mezzogiorno fino alle tre pomeridiane, tutta la terra sarebbe stata coperta di tenebre. Inoltre secondo Marco (XV, 25) Gesù sarebbe stato crocifisso all’ora terza del giorno, vale a dire alle 9 ant. Invece secondo Giovanni (XIX, 14) alla sesta ora, cioè a mezzodì, non solo Gesù non era ancora in croce, ma non sarebbe stato neppure condannato a morire. A quell’ora Pilato lo consegnava agli Ebrei dicendo «Ecco il vostro Re».

dal libro di Emilio Bossi - "Gesu' Non E' Mai Esistito" - 1904

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