lunedì 7 novembre 2011

Emilio Bossi - 4 Gesù Cristo Non E' Persona Storica




Gesù significa “Salvatore”. Cristo significa “Unto”. Gesù Cristo vuol dunque dire: “Colui che fu unto Salvatore”.
In che anno è nato? Non fu che sei secoli dopo la sua pretesa esistenza che un monaco, Dionisio il Piccolo, introdusse l’era cristiana, assegnandone il principio, ossia la nascita di Cristo, all’anno 753 della fondazione di Roma. Questa data fu trovata generalmente erronea di almeno sei anni. Nulla si sa dire neppure del giorno della sua nascita. Chi volle fosse il 6 od il 10 gennaio; chi il 19 od il 20 di aprile; chi il 20 maggio; chi il 25 maggio. Altri ancora danno un altro giorno e altri mese. In Oriente la sua nascita fu celebrata per un pezzo l’8 gennaio; in Occidente il 6 gennaio. San Giovanni Crisostomo, nel 375, parlava del 25 dicembre come d’un uso già invalso in Oriente. In Roma la natività di Cristo fu portata al 25 dicembre prima del 354, perché si trova notata nel calendario di Bucherio che appartiene a quel tempo. Questi cambiamenti di date furono interpretati nel senso che la Chiesa li avrebbe fatti solo per porre la natività del nuovo Dio in relazione con quella degli antichi Dei Salvatori, e specialmente col Natale di Mitra, che in Roma si solennizzava con pompa di spettacoli e con luminarie il 25 dicembre, avendo i cristiani conferito al loro Cristo gli attributi mistici di quel sole nuovo di cui i pagani celebravano la risurrezione.
Non solo non si conosce né il giorno né l’anno della nascita di Cristo, ma neppure il luogo ove sarebbe avvenuta. Secondo alcune profezie doveva essere Nazaret; secondo altre doveva essere Betlemme, perché doveva discendere da David. Il secondo ed il quarto evangelista non ne parlano. Il primo ed il terzo ne parlano bensì ma contraddicendosi, perché il primo fa di Betlemme il luogo di dimora abituale dei suoi genitori, mentre il terzo li fa venire solo per caso a Betlemme.
La storia non conosce neppure la sua vita, né la sua morte, né le circostanze che, secondo i Vangeli, avrebbero accompagnato l’una e l’altra. Così la famosa strage degli innocenti e la non meno famosa stella dei Magi, e i Magi stessi, e la sua tragica morte e il terremoto e le tenebre che l’avrebbero seguìta, malgrado dovessero essere avvenimenti conosciuti da tutto il mondo per la loro eccezionale importanza, tuttavia non furono noti neppure ai contemporanei, e neppure a coloro che avrebbero dovuto esserne i testimoni oculari. Nessuno degli uomini storici, quale Pilato, Hanan, Caifa, ecc., che avrebbero avuto da fare con Gesù, lasciò traccia nella propria storia di questi pretesi rapporti.
Infine, non si ha nessuna notizia riguardo al suo aspetto fisico. Gesù Cristo fu grande o piccolo? Imberbe o barbuto? Bruno o biondo? Brutto o bello? Tertulliano lo dipinge brutto, per compiere una profezia di Isaia e la sua opinione divenne quella della Chiesa di Oriente. Ma Sant’Agostino e la Chiesa latina vollero invece che Gesù fosse stato bello. Queste due opinioni diedero vita a due diversi tipi dei ritratti di Cristo: il tipo dalla barba e quello imberbe. Le dispute durarono fino al secolo XVII, dopo del quale finì per prevalere il tipo attuale del Cristo dalla folta capigliatura e dalla barba assai abbondante. Ond’è che di Cristo uomo non si sa nulla, assolutamente nulla per mezzo dell’unica fonte positiva che dia notizia degli uomini trapassati e dei loro avvenimenti, la storia, suffragata dai monumenti archeologici.
In questa condizione di cose coloro che hanno tentato di scrivere la Vita di Gesù hanno dovuto necessariamente far naufragio, dal quale alcuni pochi, come Strauss e Renan, devono al loro grande ingegno se hanno potuto salvare il proprio nome.
I cristologi, o non sono riusciti che a scrivere dei romanzi, come Renan; o, se hanno fatto cosa seria, fu soltanto nella parte critica, come fece lo Strauss. Ma, venendo meno alla logica, essi vollero salvare ancora un brandello, un cencio della persona storica del Cristo, senza che nessun criterio di demarcazione li autorizzasse a separare il reale dal fantastico, anche il preteso reale avendo la medesima base evangelica di quanto essi vollero bene riconoscere fantastico.
Lo Strauss aveva già detto: «Non si vuole intenderlo, non si vuole crederlo; ma chiunque si è seriamente occupato di queste materie, e vuole essere sincero, sa, come noi sappiamo, che vi sono pochi grandi uomini della storia sui quali noi siamo tanto imperfettamente informati quanto su Gesù».
Ernesto Havet, paragonando la certezza che si ha dell’esistenza di Socrate con l’incertezza in cui navighiamo sulla esistenza di Cristo, così si esprime: «Socrate è una persona reale, Gesù è un personaggio ideale. Noi conosciamo Socrate per mezzo di Senofonte e di Platone, che l’hanno conosciuto; essi scrivono intorno a lui in Atene, per gli Ateniesi, in mezzo ai quali egli aveva passato la sua vita, ed essi scrivono l’indomani della sua morte. Si vedrà per contro che coloro i quali ci hanno parlato di Gesù non lo conoscevano e si rivolgevano ad uomini che lo conoscevano ancor meno; che essi hanno scritto a più di un mezzo secolo di distanza, in paesi che non erano il suo, in una lingua che non era la sua...Gesù non ha biografia. Non ci si parla della sua figura; la sua età stessa non è indicata. Egli non era ammogliato, senza dubbio...per il regno dei cieli; ma non ci si è nemmeno preso la pena di farcelo sapere in termini espliciti. Non ci si dice niente delle sue abitudini e dei dettagli della sua vita. Non ci si raccontano di lui che delle apparizioni, non si raccolgono dalla sua bocca che degli oracoli. Tutto il resto rimane nell’ombra; ora, l’ombra ed il mistero sono precisamente la sostanza del divino... In una parola, quelli che ci narrano di Socrate sono dei testimoni; quelli che ci parlano di Gesù non lo conoscono, ma l’immaginano».
«Noi, dice Miron, non sappiamo quasi nulla sulla vita di Gesù. I redattori dei Vangeli ed i primi autori ecclesiastici, raccogliendo le tradizioni correnti nella comunità cristiana, hanno potuto raccogliere qualche frammento della verità; ma come sceverarlo fra tanti elementi mitologici e leggendari? Una vita di Gesù è dunque impossibile».
Infine il Renan: «Gesù fu realmente un uomo celeste ed originale, o un settario ebreo analogo a Giovanni Battista? Noi amiamo credere che il personaggio reale offrisse in lui qualche tratto del personaggio ideale. Tuttavia non compromettiamo la nostra ammirazione quando la scienza non può dir niente di certo ed arriverà forse un giorno a delle negazioni... Chi sa se Gesù non ci appare spoglio delle umane debolezze soltanto perché noi non lo vediamo che da lungi e attraverso la nebbia della leggenda? «Chi sa se egli non ci appare nella storia come l’unico uomo irreprensibile, se non perché ci mancano i mezzi per criticarlo?
Il Dide, nel suo libro sulla fine delle religioni, dinanzi ai tentativi di Channing e degli unitari, che negano assolutamente ogni carattere soprannaturale a Cristo, ma che si ostinano a considerarlo come uomo, esclama: «Ma chi è egli, questo Gesù Cristo? Di quale Gesù Cristo trattasi? E dov’è egli? Accade di lui ciò che accade di tutti gli esseri leggendari: più lo si cerca e meno lo si trova. Il tentativo di far rientrare nella storia, di strappare alle nebbie della teologia, una personalità che, fino all’età di trent’anni, è assolutamente sconosciuta e che, dopo questa età, non appare che in mezzo a dei miracoli, è un tentativo così difficile che si può, a priori, dichiararlo impossibile».
  
dal libro di Emilio Bossi - "Gesu' Non E' Mai Esistito" - 1904

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