lunedì 7 novembre 2011

Emilio Bossi - 3 Prove Storiche Contro L’Esistenza Di Cristo




Le prove storiche che si hanno contro l'esistenza di Cristo provengono da ebrei, da pagani, da cristiani primitivi e persino da alcuni Padri della Chiesa.
L’ebreo alessandrino Filone nel suo libro sui Terapeuti ci fa sapere che questi, i quali vivevano da veri cristiani, abbandonando beni e famiglia per darsi all’ascetismo, avevano dei libri religiosi e seguivano le massime dei loro Padri. Eusebio (lib. II, Historia ecc., c. X e XVII) conferma che i libri di cui parla Filone erano il Vangelo e gli scritti degli Apostoli e dichiara che i Terapeuti, di cui parla Filone, sono i cristani. La conclusione che scaturisce da questi documenti è delle più importanti cioè, che il cristianesimo è di molto anteriore a Filone.
Se esistevano già prima di Filone il Vangelo e gli scritti degli Apostoli, e se Filone viveva già da 25 a 30 anni allorché sarebbe nato Cristo, chi non vede che l’esistenza dei cristiani è anteriore a Cristo stesso? Cio' del resto ci viene confermato dalla circostanza delle espulsioni da Roma dei giudei e degli egiziani formanti una sola e medesima superstizione (cristiani) come dice Tacito; perché esse ebbero luogo due volte già sotto Augusto ed una terza sotto Tiberio, l’anno 19 dell’era moderna. Queste espulsioni smentiscono implicitamente l’esistenza di Gesù, come quelle le quali ebbero luogo prima ancora che si parlasse del nome cristiano, mentre si riferivano già evidentemente alla superstizione giudaico-egiziana che, come sarà stabilito, è una cosa sola col cristianesimo, nato dalla fusione del giudaismo con l’orientalismo egiziano.
Un altro Padre della Chiesa che viene ad avvalorare quanto dicono Filone ed Eusebio è Sant’Epifane, il quale dichiara che i Terapeuti d’Egitto stabilitesi attorno al lago Mareotide dei quali parla Filone e che hanno il loro Vangelo ed i loro Apostoli, sono i cristiani. Sembra percio' che Filone abbia parlato dei cristiani, dicendoli molto anteriori a lui e attribuendo loro un vangelo e degli apostoli. Ciò esclude assolutamente l’esistenza di Gesù, perché Gesù sarebbe nato quando Filone aveva già da 25 a 30 anni e perché Filone non avrebbe potuto non nominarlo, dal momento che si occupava dei cristiani. D’altra parte si sa che i Vangeli attuali non apparvero che molto tempo dopo Gesù; di conseguenza non è ad essi che può aver alluso Filone parlando dei libri (o Vangeli secondo Eusebio) dei Terapeuti (o cristiani secondo sant’Epifane).
Filone è inoltre ancor più attendibile contro l’esistenza di Gesù per un altro motivo: egli stesso contribuì grandemente a formare il cristianesimo. Fozio pensa che venga da lui il linguaggio allegorico della scrittura (p. 278, in Ganeval, c. II). Perdipiu' Filone aveva scritto un trattato, un vero Vangelo sul Dio Buono (Serapide), libro andato distrutto. Ora, se questo Vangelo di Filone sul dio Serapide, Vangelo di più di un secolo anteriore a quelli cristiani, era siffattamente simigliante a quelli che poi furono i Vangeli cristiani da rendere possibile che si tentasse di far credere che egli avesse voluto parlare di Gesù parlando di Serapide, il Dio morto e risuscitato dell’Egitto, il silenzio di Filone su Gesù prova che Gesù non è mai esistito. Ad ogni modo rimane acquisito che Filone descrisse i Terapeuti come a lui di molto anteriori, ed aventi già prima di lui i loro Vangeli ed i loro apostoli, e che questi Terapeuti erano, secondo Eusebio e Sant’Epifane, i cristiani primitivi, i quali esistevano quindi molto tempo prima di Gesù.
Veniamo adesso a due cristiani autentici e riconosciuti: San Clemente Alessandrino ed Origine, suo discepolo, la testimonianza dei quali è altrettanto più concludente in proposito in quanto essi hanno contribuito largamente alla propagazione del cristianesimo. San Clemente ed Origene, quest’ultimo morto nel 254, negano l’incarnazione e l’esistenza di Gesù. Ciò risulta dall’analisi del patriarca Fozio, il quale, parlando del libro delle Dispute di San Clemente, afferma che in questo libro San Clemente aveva detto che il Logos (il Verbo) non si è mai incarnato e parlando dei quattro libri sui Principi di Origene, ci fa sapere che Origene parlava di Cresto, come egli lo chiamava, secondo la favola, e che, quanto all’incarnazione del Salvatore, egli opinava che lo stesso Spirito (soffio) era in Mosè, negli altri profeti e negli apostoli; onde, ben a ragione, Fozio se ne scandalizza e dichiara che in questo libro Origene scrisse molte bestemmie.  Da rilevare che il modo in cui San Clemente ed Origene parlano del Verbo, del Cresto, del Salvatore, esclude assolutamente l’esistenza di Gesù, perché essi non ne avrebbero potuto parlare in tal modo se Gesù fosse stato un uomo.
Il Ganeval cita ancora le testimonianze di Sant’Ireneo, di Papia e di San Giustino, il primo dei quali afferma che il Dio cristiano non è né uomo né donna; il secondo cita dei brani di un Vangelo antico, che è quello egiziano; ed il terzo, parlando del Logos (Cristo), afferma che è una emanazione di Dio, che avviene come la proiezione dei raggi del sole: opinioni tutte le quali stanno contro l’esistenza materiale di Cristo. Da notare trattasi di santi e di teologi non sospetti di avversione al cristianesimo, del quale anzi furono i primi più autorevoli propagatori. Il Ganeval cita ancora, col suffragio di Fozio, le opinioni di Eunomio, Agapio, Carino, Eulogio, e d’altri cristiani primitivi, i quali hanno del Cresto un’opinione che esclude la sua esistenza materiale corporea.  Né si devono dimenticare gli Ebioniti, Cerinto, Cerdone, Taziano, tutti negatori dell’esistenza reale di Cristo, e sopratutti Saturnino, il quale, secondo l’abate Pluquet, visse nei tempi e nei luoghi dove i miracoli di Gesù Cristo si sarebbero compiuti, ma che cionondimeno negò un corpo naturale a Cristo.
 La negazione dell’esistenza di Cristo da parte delle prime sètte ereticali, fra le quali vi sono sette e persone che vissero nel tempo e nei luoghi ove sarebbero vissuti Cristo e gli Apostoli, è una prova storica tutt’altro che trascurabile contro l’esistenza di Cristo.
Infine una testimonianza storica di grandissimo valore, addotta anche da Ganeval, è quella dell’imperatore Adriano, il quale, andato ad Alessandria l’anno 131, disse che il Dio dei cristiani era Serapide e che i devoti di Serapide erano quelli che si dicevano vescovi dei cristiani. Impossibile dire che Adriano può essersi sbagliato in quanto che la sua opinione è in relazione con tutti i documenti che si hanno di quel periodo nel quale non esistevano ancora i Vangeli attuali e nel quale Tacito ci fa sapere che gli ebrei e gli egiziani formavano una sola superstizione.

dal libro di Emilio Bossi - "Gesu' Non E' Mai Esistito" - 1904

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