lunedì 7 novembre 2011

Emilio Bossi - 1 Il Silenzio Della Storia Su Gesu'




Gesù Cristo non ha scritto nulla e tolta la Bibbia, i molti autori profani che sarebbero stati suoi contemporanei non ci hanno lasciato qualche cenno di lui. I soli del suo tempo che fecero il suo nome, Flavio Giuseppe, Tacito, Svetonio e Plinio o furono falsificati come i primi due o come gli altri due parlarono di Cristo soltanto etimologicamente, per designare la religione che da egli prese il nome, ed i seguaci della medesima. In ogni caso scrissero senza averlo conosciuto e senza rendersi garanti della sua esistenza, molto tempo dopo ed in cenni estemporanei.
Ernesto Renan, il più grande dei cristologi, che scrisse la "Vita di Gesù" è pur costretto a riconoscere il silenzio della storia intorno al suo eroe. "I paesi greci e romani – egli scrive – non udirono parlare di lui".
Nel seno medesimo del giudaismo, Gesù non lasciò impressione molto durevole. Filone, morto verso l’anno 50, nulla seppe di lui. Giuseppe, nato l’anno 37 e che scrisse in sul finire del secolo, rammenta la sua condanna in alcune linee come un avvenimento qualunque, ed annoverando le sette del tempo, omette i cristiani. Un altro scrittore ebreo del tempo, Giusto di Tiberiade, che aveva compilata una storia degli ebrei da Mosè fin verso l’anno 50 dell’era cristiana non citò neppure il nome di Gesù Cristo.
Giovenale, che sferzò con la satira le superstizioni dei suoi tempi, parla si' degli ebrei, ma dei cristiani non fa parola, come se non esistessero.
Plutarco, nato cinquant’anni dopo Cristo, storico eminente e minuzioso, il quale non avrebbe potuto ignorare Cristo e le sue gesta ove si fossero realmente prodotti, nelle sue opere numerose non ha un solo passo che faccia un’allusione qualunque sia al capo della nuova setta che ai suoi discepoli.
Seneca, che per i suoi scritti riboccanti di quelle massime che diedero corpo e vita al cristianesimo, fece nascere il dubbio di essere stato egli stesso cristiano o avere avuto rapporti coi discepoli di Cristo, nel suo libro "Sulle Superstizioni", andato smarrito (o distrutto) non dice parola di Cristo e parlando dei cristiani già sparsi in molte parti della terra, non li distingue dagli ebrei.
Significante e decisivo è soprattutto il silenzio di Filone intorno ala figura di Gesù Cristo. Filone, che aveva già da 25 a 30 anni quando sarebbe nato Gesù Cristo, e che morì diversi anni dopo Gesù, nulla seppe mai e nulla mai disse di lui. Eppure egli era dottissimo, si occupò in modo speciale di religione e di filosofia, e non avrebbe certamente tralasciato di parlare di Gesù, suo compatriota d’origine, se fosse davvero comparso sulla faccia della terra ed avesse portato una sì grande rivoluzione nella storia dello spirito umano. Eppure egli, il Platone ebreo-alessandrino, parla di tutti gli avvenimenti e di tutti i personaggi principali del suo tempo e del suo paese, non dimenticando nemmeno Pilato, conosce e descrive gli Esseni, viventi nei dintorni di Gerusalemme e sulle rive del Giordano, fu delegato a Roma per difendere gli Ebrei sotto Caligola, ciò che fa supporre in lui un'esatta conoscenza delle cose e degli uomini della sua nazione, talché se realmente Gesù fosse esistito, egli era assolutamente obbligato a farne almeno un cenno.
Noi non conosciamo che un solo Gesù, quello dei Vangeli e degli Atti degli Apostoli. La vita di Cristo si sarebbe svolta, secondo la Bibbia, nel modo più rumoroso e straordinario che mai persona umana ebbe o vide uguale. Egli avrebbe dato luogo a tumulti pubblici, ad un arresto, ad un processo, ad un dramma giudiziario seguìto da una morte tragica; ed avrebbe compiuto tali e tanti prodigi e così straordinari, dalle visite degli angeli alle stelle che camminano per mostrare il luogo della sua nascita a Sovrani venuti dall’Asia, dalla strage degli innocenti alla disputa a dodici anni coi dottori, dalla guarigione degli ammalati alla risurrezione dei morti, dalla dominazione degli elementi al terremoto che segnarono la sua morte ed alla sua propria risurrezione, che avrebbero dovuto scuotere anche le persone più indifferenti, venire in breve ora a conoscenza dell’universo intero ed eccitare la curiosità dei cronisti e degli storiografi.
Dinnanzi a tale personaggio e ad avvenimenti siffatti, il silenzio della storia è assolutamente inesplicabile, inverosimile e sbalorditivo, come notò assennatamente il Dide. Lo stesso silenzio della storia verso Cristo si constata anche verso gli Apostoli, sui quali non si hanno altri documenti all’infuori di quelli ecclesiastici, destituiti d’ogni valore probatorio e che ce li fanno conoscere non come uomini naturali, ma come personaggi soprannaturali o perlomeno taumaturgici. I soli fatti storici che si attribuiscono agli Apostoli, quali il viaggio di San Pietro a Roma e la sua disputa con Simon Mago, l’incontro di San Pietro con Gesù e il famoso "Quo vadis, Domine?", la morte di San Pietro, ed altri fatti simili, sono narrati esclusivamente in libri dichiarati apocrifi dalla Chiesa stessa. Lo stesso dicasi di Giuseppe e di Maria, genitori di Gesù Cristo, dei suoi fratelli, e di tutta la sua famiglia. Circostanze queste che aumentano il silenzio della storia intorno a Gesù Cristo, Maria e gli Apostoli.

dal libro di Emilio Bossi - "Gesu' Non E' Mai Esistito" - 1904

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