lunedì 28 marzo 2011

VALENTINA E GUIDO CREPAX




Nato a Milano il 15 luglio 1933 Guido Crepax inizia a lavorare nel campo dell'illustrazione e della grafica mentre frequenta la facoltà di architettura, realizzando manifesti pubblicitari e copertine di libri e di dischi (tra cui quelli dedicati a Gerry Mulligan, Charlie Parker o Louis Armstrong). Firma il primo grande successo nel 1957 con i disegni della campagna pubblicitaria della benzina Shell premiati con la Palma d'Oro.
Nel 1963 si riavvicina al mondo del suo primo amore, il fumetto, e qualche anno più tardi dà vita all'indiscutibile protagonista delle sue storie, l'ormai celebre Valentina, comparsa per la prima volta nel numero 3 di Linus, la mitica rivista fondata e diretta da Giovanni Gandini.
Valentina, a dire il vero, nasce dapprima come personaggio di contorno di Philip Rembrandt, alias Neutron, critico d'arte e investigatore dilettante, fidanzato appunto con Valentina Rosselli, fotografa dall'inconfondibile caschetto nero; solo che il carisma di quest'ultima surclassa quello del protagonista tanto che già a partire dalla terza puntata lo scalza. Un personaggio dalle forti venature erotiche, Valentina, che ha segnato uno stile preciso, non solo in senso fumettistico, ma proprio in senso antropologico, quasi al modo di una pop-star o di un personaggio famoso. Solo che Valentina è di carta e bisogna pur dire che gli innumerevoli tentativi di donarle una consistenza corporea, attraverso film e incarnazioni di vario genere, non sembrano molto riusciti. Valentina, pur se ispirata dall'attrice del cinema muto Louise Brooks, è un essere indecifrabile, sfuggente, un qualcosa che appartiene alla mente e a una tipologia astratta di donna; per questo motivo qualunque sforzo per identificarla in una donna reale è destinato a fallire. Allo stesso tempo, non è raro sentir definire una ragazza con determinate caratteristiche come "una Valentina". Valentina, infine, è l'unico personaggio del fumetto con una sua carta d'identità. Nasce, infatti, il 25 dicembre 1942 in via De Amicis 42 a Milano ed esce ufficialmente di scena nel 1995 a 53 anni nell'ultima tavola della storia 'Al diavolo Valentina!'. Autore assai prolifico, Crepax ha in seguito dato vita effimera a numerose altre eroine (Belinda, Bianca, Anita...), e realizzato anche sofisticate versioni a fumetti di alcuni classici della letteratura erotica quali Emmanuelle, Justine e Histoire d'O. Nel 1977 realizza un libro di avventure a colori: "L'uomo di Pskov" a cui segue l'anno dopo "L'uomo di Harlem".Il suo ultimo libro 'In Arte...Valentina' è stato pubblicato nel 2001 da Lizard Edizioni. Le storie a fumetti di Crepax sono state pubblicate all'estero e in particolare Francia, Spagna, Germania, Giappone, Stati Uniti, Finlandia, Grecia e Brasile. Da tempo malato, Guido Crepax è scomparso il 31 luglio 2003 a Milano all'età di 70 anni. Della sua opera si sono occupati semiologi del calibro di Roland Barthes parlando dei fumetti come della "Grande Metafora della vita".



Opere



Valentina


• Valentina - (1968) Milano Libri

• Valentina speciale - (1969) Milano Libri

• Valentina con gli stivali - (1970) Milano Libri

• Baba Yaga - (1971) Milano Libri - all'interno di Alì Baba Yaga

• Ciao Valentina! - (1972) Milano Libri

• Valentina nella stufa - (1973) Milano Libri

• Diario di Valentina - (1975) Milano Libri

• A proposito di Valentina - (1975) Quadragono Libri

• Valentina in giallo - (1976) Milano Libri

• Valentina assassina - (1977) Milano Libri

• Ritratto di Valentina - (1979) Milano Libri

• Riflesso di Valentina - (1979) Mondadori

• Lanterna Magica - (1979) Edizioni d'arte Angolare

• Valentina pirata - (1980) Milano Libri - a colori

• Valentina sola - (1981) Milano Libri - a colori

• Valentina, storia di una storia - (1982) Olympia Press

• Per amore di Valentina - (1983) Milano Libri

• Io Valentina, la vita e le opere - (1985) Milano Libri

• Nessuno - (1990) Milano Libri

• Valentina e le altre - (1991) Mondadori - Collana Oscar

• Valentina, la gazza ladra - (1992) Rizzoli-Milano Libri

• Valentina a Venezia - (1992)

• E Valentina va... - (1994) Rizzoli-Milano Libri

• Al diavolo, Valentina - (1996)

• In arte... Valentina - (2001) Lizard Edizioni

• Valentina - (2003) Panini Comics



Altre eroine di Crepax


• La casa matta - (Bianca, una storia eccessiva) - (1969) Editrice Periodici

• Anita, una storia possibile - (1972) Persona/Ennio Ciscato Editore

• Bianca, una storia eccessiva - (1972) Edizioni Morgan.

• Histoire d'O - (1975) Franco Maria Ricci Editore - dal romanzo di Pauline Réage

• Emmanuelle - (1978) Olympia Press - dal romanzo della Arsan

• Justine - (1979) Olympia Press - dal romanzo La nouvelle Justine del Marchese de Sade

• Hello, Anita! - (1980) L'isola trovata - a colori

• Belinda 1&2 - (1983) Editori del Grifo - Collana Mongolfiera n° 1

• I viaggi di Bianca - (1984) Milano Libri - ispirati a I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift

• Venere in pelliccia - (1984) Olympia Press

• Bianca 2. Odesseda - (1987) Editori del Grifo

• Emmanuelle l'antivergine - (1990) Rizzoli

• Eroine alla fine: Salomé - (2000) Lizard Edizioni

• Crepax 60 70 - (2003) Fiction inc. Tokyo - con Belinda e Valentina



Le altre opere di Crepax


• L'astronave pirata - (1968) Rizzoli - fantascienza

• Il dottor Jekill - (1972) Persona/Ennio Ciscato Editore

• Circuito interno - (1977) Edizioni Tempo Medico

• Casanova - (1977) Franco Maria Ricci Editore

• L'uomo di Pskov - (1977) CEPIM (Sergio Bonelli Editore)

• L'uomo di Harlem - (1979) CEPIM (Sergio Bonelli Editore)

• La calata di Macsimiliano XXXVI - (1984) Editori del Grifo - Collana Mongolfiera n° 3

• Conte Dracula - (1987) Rizzoli-Milano Libri - dal Dracula di Bram Stoker

• Dr. Jekyll e Mr. Hide - (1987) Rizzoli-Milano Libri - dal romanzo di Robert Louis Stevenson

• Giro di vite - (1989) Olympia Press - dal romanzo di Henry James

• Nessuno - (1990) Milano Libri

• Le clinicommedie - (1990) Editiemme

• Il processo di Franz Kafka - (1999) Piemme - dall'omonimo romanzo di Franz Kafka

• Justine and The Story of O - (2000)

• Frankenstein - (2002) Grifo Edizioni - dall'omonimo romanzo di Mary Shelley



Intervista a Crepax

 
Lei all’inizio ha lavorato in pubblicità mentre studiava architettura, ma non ha mai avuto intenzione di fare l’architetto…

No. Mi ero iscritto a Ingegneria, ma per quanto fossi abbastanza bravo proprio non era adatta a me. Ho passato un anno un po’ infelice, pensi che è stato l’unico anno della mia vita in cui non ho preso la matita in mano, ma proprio mai disegnato… Sono passato ad Architettura perché pensavo fosse abbastanza adatta, ma mi sono accorto che anche quella non faceva per me. Io sono un tipo abbastanza deciso: quando comincio una cosa la voglio finire. Mi sono laureato e ho anche frequentato brevemente uno studio di architettura, neanche un anno… Già da parecchio tempo lavoravo in pubblicità, ne facevo molte. Ho avuto anche un premio: una mia campagna per la Shell ha vinto la Palma d’Oro della pubblicità.

Quindi è stato lontano dal fumetto per un po’ di tempo?

Per me il fumetto non esisteva! Sì, da giovane li leggevo: avevo una netta preferenza per i fumetti americani. Leggevo Alex Raymond, mi piacevano molto “Mandrake” e “l’Uomo Mascherato”, c’era Lyman Young che faceva “Cino e Franco”, mi piaceva “Bob Star” di Will Gould… Pensi che avevo fatto in modo che Valentina da bambina leggesse i fumetti del padre. Però ormai è diventata vecchia anche Valentina…

A proposito: come mai ha deciso di farla invecchiare?

È stata una trovata per essere un po’ più originale. Da ragazzo mi dava fastidio che i personaggi dei fumetti non invecchiassero mai, allora ho fatto una donna che invecchia. All’inizio aveva poco più di 20 anni, adesso ne ha 58. La mia ultima storia è del ‘96, quando Valentina era già abbastanza vecchia, e adesso non la faccio più per niente. Sto facendo cose nuove ma Valentina la considero veramente finita. È diventata vecchia, le ho fatto nascere un figlio, ma anche il figlio è cresciuto, e allora l’ho lasciata stare. Poi ci sono le altre: Bianca direi che era la più bella di tutte… L’ho ripresa quando ho collaborato con la rivista Capital: ho fatto una quarantina di storie di 4 pagine. Bianca non è legata ad un’epoca, non ha tempo: avevo anche fatto una versione di Gulliver, ‘I viaggi di Bianca’, una quindicina d’anni prima di Manara. Un altro personaggio era Anita, protagonista di storie che avevano a che fare con i mezzi di comunicazione: la televisione, il telefono… Anita fisicamente l’avevo fatta completamente diversa: bionda, un’eroina quasi tipo Barbarella…

Però lei è stato legato più alle brune che non alle bionde…

È vero, ma anche lì era una reazione perché quando io ho iniziato le donne dei fumetti erano sempre invariabilmente bionde. La Barbarella di Forest ma anche quelle più commerciali, piuttosto volgari, disegnate anche male… Per esempio mi viene in mente Isabella: una porcheria! E così parecchie altre cose. Io in realtà di donne belle nei fumetti ne ricordo poche: Pravda era bella, secondo me. Era disegnata da Guy Peellaert, che però ha fatto ben poco: questa Pravda, Jodelle… ma era bravo. Ma in fondo, tanto per parlare male degli altri, anche Forest non era un gran ché… Trovo molto più bravo Peellaert…

La figura di Valentina è ispirata a quella di Louise Brooks. Ma si è ispirato a lei anche dal punto di vista caratteriale?

No, non direi, anche se è un tipo di donna che mi è sempre piaciuta. Lei è stata un’attrice abbastanza nota ma è stata dimenticata presto, non credo neanche si sia arricchita. Tra l’altro ci siamo scritti parecchie lettere, ma non ci siamo mai visti. Io le avevo mandato un mio libro e lei all’inizio l’aveva presa un po’ male: mi aveva risposto dicendo che i disegni erano mistificatori. Però io le ho scritto ancora dicendole che non volevo raccontare la sua vita, che avevo inventato un’altra storia… Abbiamo fatto pace rapidamente. Mi piaceva moltissimo, avevo visto alcuni suoi film, come “Loulou” [t.i.: "Il Vaso di Pandora"]. Sono film un po’ dimenticati, li avevo visti perché ero iscritto ad una cineteca. Il cinema è stato un’altra delle mie passioni: ero un po’ un maniaco di cinema, di film russi soprattutto. Le mie grandi passioni, a parte il disegno, sono la musica e il cinema.

Parlando di cinema: è rimasto deluso da “Baba Yaga”, il film su Valentina?

Sì, ma non del tutto. Be’, ha perso un po’, ma mi ha fatto piacere che abbiano voluto farne un film. Però secondo me il cinema non ha molto a che fare col fumetto. Io sono stato influenzato dal cinema, ma il cinema non è influenzato dal fumetto: non è reciproca la cosa.

E della serie televisiva cosa ne ha pensato?

È stata sceneggiata bene, non mi è dispiaciuta, però sento pochi contatti. Io ho voluto rimanerne estraneo, non ci ho lavorato intorno. Demetra Hampton l’ho conosciuta: era una bella ragazza ma non era neanche tanto adatta a fare Valentina, secondo me. Non direi che oggi ci sia un’attrice adatta, ma non c’è mai stata. Certo, io ero partito da Louise Brooks, ma lei era nata nel 1906…

Lei ha anche prodotto delle versioni a fumetti dei grandi classici della letteratura, anche erotica…

Sì, la mia “Histoire d’O” è stata molto importante perché è stata tradotta in molte lingue e mi ha fatto conoscere moltissimo. “Justine” è forse il mio libro più riuscito, quello in cui ho messo l’impegno maggiore perché ho cercato di ricostruire bene l’epoca. Tenga conto che io non sono un appassionato di erotismo. Disegnando mi è venuta un po’ la passione, però non era un mio interesse. Sono andato sempre verso l’horror, è stata la letteratura che mi ha influenzato di più. Ad esempio ho fatto “Jekyll”… Volevo fare la storia del Dottor Jekyll fin da bambino, perché ero influenzato dal film.

Quello con Spencer Tracy?

No. Ho visto Spencer Tracy, che non era male, ma quello per me più bello era quello con Frederich March, che era stato fatto molto prima. Ma ho fatto il mio Jekyll senza guardare gli altri, come lo pensavo io. Ad esempio quando Jekyll si trasforma diventa più piccolo: Mr. Hyde è “poco più di un nano”, dice Stevenson, e allora io l’ho voluto disegnare così. Nei film secondo me ci volevano due attori, ma non l’hanno mai fatto: il dottor Jekyll diventava un mostro, però era sempre lo stesso attore.

Lei ha fatto anche una “Storia di U”. Cos’era?

Era una storia veramente diversissima, di neanche 30 pagine. U sta per Uomo: l’unico uomo in mezzo ad un mondo di animali. Sono tutti animali, però sono degli animali un po’ strani: si comportano un po’ da uomini… Il suo principale è un rinoceronte…

Oltre all’originalità delle storie lei è molto originale anche dal punto di vista grafico. Com’è arrivato a questo stile?

Io nel disegno mi considero un po’ tradizionalista. Il montaggio delle tavole era la mia preoccupazione principale, perché volevo rivoluzionare il fumetto. A me il fumetto non piace neanche tanto, sono stato degli anni interi senza leggerne mai, fino a che ho pensato “ma potrei provare a farlo io, il fumetto”! Poi col tempo non credo di essere tanto cambiato… Certe volte ho anche un disegno un po’ noioso, pieno di particolari…

Ma cosa crede che sia la cosa che piace di più ai lettori, nelle sue storie?

Beh, certamente le donne. Però le assicuro che non è una cosa premeditata, mi è venuto spontaneamente. Mi dà un po’ fastidio che dicano che sono il disegnatore delle donne: mi piacciono, le disegno anche bene, però non sono quello che fa sempre le donne! La pubblicità quasi sempre ricorre alle donne, basta aprire il giornale… Con Valentina ho avuto anche delle difficoltà di censura, mentre Bianca è stata liberissima. Io un po’ per… non dico dispetto ma comunque reazione, la facevo sempre nuda. Considero i libri di Bianca forse i miei libri migliori, perché sono quelli che ho fatto nella totale libertà.

Che materiali usa per disegnare?

Oh, io vorrei fare un monumento al pennino! Il pennino è sempre stato lo strumento del mio lavoro: quando disegno adopero la boccetta di inchiostro di china che intingo con un pennino.

Quando lavora, visto che è appassionato di musica, ascolta musica oppure lavora in silenzio?

Tutta la mia passione per la musica si risolve nell’ascolto dei dischi: sono pieno di compact di jazz e classica. Mio papà era un musicista, è stato primo violoncello della Scala, e io ho assorbito parecchio. La classica mi interessa tutta, da Bach a Stravinskij, ma se posso dare una preferenza direi Beethoven. Con il jazz sono partito dalle origini, da Louis Armstrong, il solista più originale che il jazz abbia mai avuto. Non il più bravo, ce ne sono stati di più bravi: Dizzy Gillespie, Miles Davis, Chet Baker, Gerry Mulligan… Quando lavoro sento della musica diversa e cambio da un genere all’altro. Non ho preferenze: mi piace sentire la musica, la bella musica.

Torniamo al fumetto: è uscita da poco la sua versione del “Processo” di Kafka. Cosa ci dice?

“Il Processo” non è horror e ci sono poche donne, ma è un gran libro: un capolavoro. Direi il capolavoro di Kafka. Kafka è uno degli autori che mi è sempre piaciuto di più. Kafka e Thomas Mann. Infatti ero incerto se disegnare un libro di Mann: “La Montagna Incantata” è una cosa straordinaria, ma “Il Processo” era un libro che mi attirava proprio come disegno.

Si è basato solo sul romanzo o ha preso spunto anche dal film che ne aveva fatto Orson Welles?

Mi era piaciuto il film di Welles, però non ne ho tenuto conto. È stato un libro che ho disegnato così come mi veniva.

Recentemente è uscito un volumetto con delle sue storie tratte da Edgar Allan Poe. Ha intenzione di fare altre cose sue?

Poe è un altro dei miei autori preferiti, ma ho disegnato solo poche storie perché c’è stato veramente un grande disegnatore, Dino Battaglia, che ha fatto moltissimi racconti. Io sono andato a scegliere proprio quelli che lui non aveva fatto. Battaglia lo considero veramente, degli italiani, il più bravo di tutti.

Ci sono altri autori di fumetti che le piacciono?

Sergio Toppi mi piace, è molto bravo. Ma io il fumetto di adesso lo guardo poco, non mi piace tanto. Insomma: Dylan Dog, quelle cose lì… Ormai il fumetto per me è finito, ci sono delle cose che io considero concluse, come la musica jazz…

Lei ha pronta la sua versione di “Frankenstein” che dovrebbe uscire tra poco. Come ha strutturato la storia?

Ho seguito il romanzo di Mary Shelley. Quando trasporto un libro a fumetti seguo sempre il libro, sto sempre molto attento: voglio rispettare l’autore. Sul “Frankenstein” ci ho lavorato molto: mi piacevano molto i film con Boris Karloff. Spero di stamparlo presto, voglio fare almeno un altro libro oltre a questo. Ormai sono orientato verso i libri classici, non parliamo di erotismo perché l’erotismo mi ha scocciato. Adesso sto lavorando al “Doppio Sogno” di Schnitzler, ma poi il mio futuro non lo conosco…



Intervista a Louise Brooks


di Maria Bosio (RAI TV, 1977)


LB: Un giorno sono andata al piano di sotto per prendere la posta ed ho trovato uno strano pacchetto che arrivava dall'Italia. L'ho aperto e c'era un libro, naturalmente io non capisco l'italiano, non capivo quel libro (si trattava di A proposito di Valentina, ed. Quadragono libri) e non sapevo assolutamente chi me lo avesse mandato. Ero veramente perplessa. Allora scrissi all'editore e mi fu inviata la traduzione del testo e allegate alcune informazioni su Guido crepax. Crepax poi mi scrisse una lettera deliziosa, alla quale risposi subito.

Int: Louise, cosa ha provato quando ha saputo di aver ispirato un fumetto?

LB: Non era la prima volta che mi capitava, c'era il precedente di Dixie Dugan. E' stato meraviglioso, non mi risulta che nessun'altra attrice abbia ispirato addirittura due fumetti. E' stato stupendo, anche perché per anni ho vissuto come una seconda vita. Solo negli anni '50, infatti, hanno ricominciato a proiettare i miei film e mi ero completamente dimenticata di cosa volesse dire essere popolare.

Int: Cosa ne pensa delle lettere di Crepax?

LB: Sono le lettere più carine che abbia mai letto. Sono persino migliori di quelle che potrebbe scrivere un americano. Il suo inglese è meraviglioso. Come mai?

Int: Sua moglie parla benissimo l'inglese e credo che lo aiuti nello scrivere le lettere.

LB: Ah, così mi ha ingannato! E pensare che gli avevo scritto: "Il tuo inglese è meraviglioso".

Int: Molte femministe sono contrarie ai disegni di Crepax, perché sostengono che nei suoi fumetti usa Valentina e le donne come oggetto.

LB: Ho riflettuto a lungo sul movimento di liberazione della donna e sono del parere che le donne non riusciranno a cambiare il mondo. Ma pensate davvero che gli uomini siano disposti ad abbandonare il loro controllo sulle donne? Ma riuscireste a immaginarvelo? Per quanto riguarda Crepax è ovvio che usi le donne come oggetto. Perché non dovrebbe? E' sempre stato così. Non vedo come il mondo possa cambiare. Comunque, quando torni in Italia dì a Crepax che lo amo.

 
 

Epistolario Louise Brooks - Guido Crepax

7 gennaio 1976

Caro Guido,

grazie per il bel libro e il racconto a fumetti (però non mi hai detto che cosa significa quella pantofola iperattiva nel libro).
Ti mando Image con le foto del racconto a fumetti Dixie Dugan perché rappresenta un fatto eccezionale. Per quanto ne so, nessuna attrice americana è stata l'ispirazione per un fumetto, e sicuramente mai per due. Inoltre John Striebel ha disegnato Dixie dal 1926 fino al 1966. E tu hai cominciato Valentina nel 1965, proprio come se tu mi ritrovassi dove John mi aveva lasciata quando morì.
Potrebbe Valentina essere la perduta Louise Brooks? Dixie Dugan non lo era. Lei era brava e intelligente e sapeva sempre come badare a sé stessa in un mondo che comprendeva perfettamente
Ortega Y Gasset ha scritto che "Noi tutti siamo perduti"; soltanto quando confessiamo questo troviamo noi stessi e viviamo davvero. Ma seppi di essere perduta quand'ero una ragazzina e mia madre non capiva perché piangessi da sola. Fare film a New York fu un bene, perché imparai tanto e scoprii Tolstoj e Anna Karenina.
Poi fui mandata a fare film a Hollywood nel 1927: nessuno sapeva capire perché io odiassi tanto quel terribile posto distruttivo che a tutti gli altri sembrava un paradiso meraviglioso. "Che ti succede, Louise? Tu hai tutto! Cos'è che vuoi?". Per me tutto questo era come un sogno terribile che faccio - sono perduta tra i corridoi di un grande albergo e non riesco a trovare la mia stanza: La gente mi passa davanti come se non potesse vedermi né udirmi. Così dapprima fuggii da Hollywood e da allora sono sempre fuggita. Ed ora, a 69 anni, ho messo da parte la speranza di trovare me stessa. La mia vita è stata niente.
Ma guardandomi indietro, c'è stato un momento a Parigi nel 1929, quando giravo Prix de beauté e vivevo in pace con me stessa. Credo che fosse perché non parlavo il francese. Il fatto di essere perduta era perfettamente naturale tra quelle persone con cui non potevo esprimere né pensieri né sentimenti.
Cosa ha da dire Valentina su tutto ciò?
Ricorda che quando tornò il figliol prodigo il padre disse: "Era perduto ed è ritrovato". Fu il padre a trovare il figlio perduto. In certo modo mi è mancato questo esser ritrovata.

Love
Louise

10 febbraio 1976
Cara Louise,
grazie infinite per le sincere, affettuose parole della tua lettera. Il tuo modo triste e amaro di ripensare quel che hai ottenuto nella vita mi ha commosso profondamente. Mi addolora sentirti dire di "essere perduta". Nei film di Pabst o Genina che ho visto tu eri il simbolo meraviglioso di qualcosa che non andrà mai perduta.
Hai sempre sentito di essere sola fra la gente perché non hai mai fatto parte del background umano in cui dovevi vivere o lavorare. Ma non devi dolerti dell'estraneità dell'ambiente, era qualcosa di positivo che avevi raggiunto perché disprezzavi e rifiutavi il mondo del cinema. Tu non sei né perduta né dimenticata! Adesso alcuni critici cinematografici italiani stanno preparando un breve festival del cinema. Vogliono proiettare alcuni dei tuoi film ed io esporrò alcuni disegni in cui Valentina incontra Lulu. Mi è molto difficile parlarti di Valentina (specialmente in inglese).
Penso che la vita dell'eroina dei miei fumetti e la tua abbiano qualcosa in comune. Anche Valentina talvolta si sente perduta e rinuncia a sperare. Allora cerca rifugio nel mondo dei sogni e delle memorie. Ti manderò l'ultimo libro dei fumetti di Valentina, che si chiama il Diario di Valentina e racconta la sua infanzia, le sue visioni oniriche e i suoi deliri. Ho disegnato i miei fumetti per undici anni e posso dire che in questo periodo ho disegnato diecimila volte l'immagine di una donna per la quale tu sei stata l'ispirazione. Per questo ho disegnato questo tuo ritratto e ti ringrazio ancora per lo straordinario modello che sei stata per me.

Con affetto

Guido


29 marzo 1976

Caro Guido - il Diario è arrivato il 13/3/1976 - Grazie - Non so leggere le parole - non posso seguire l'intreccio - a guardo attentamente le immagini e Valentina è una persona vera - così reale che credo che lei sia Guido - Sei tu a pagina 48 - 58 - 59? Mi mandi la tua foto?
Sei anche un pittore "serio", disegni in modo meraviglioso - sicuro - agile - movimento stupendo - come il bianco e nero cinese - ma anche il tuo inglese è così - forse sei un genio. Ho fatto un elenco di geni che ho capito esser geni prima che venissero riconosciuti come tali. Martha Graham (la ballerina) e George Gershwin (il compositore) - Senza far niente loro riempivano l'ambiente di misteriosa genialità e irresistibile energia.
Però oggi si dice che il genio non è più volto alla musica, ai libri, all'arte - ma alla scienza.

Love
Louise

 
Milano, 23 aprile 1976


Cara Louise,
sono molto contento che il Diario di Valentina ti sia piaciuto. Io non sono un pittore "serio", ma ho partecipato a molte mostre d'arte con disegni, litografie e serigrafie. Certo considero "disegni seri" i miei fumetti, ma non penso di essere un genio. Mi spiace non poterti inviare traduzioni inglesi dei miei racconti. In Italia sono stati pubblicati nove miei libri, e molti ne sono stati tradotti in Francia, Germania, Giappone, persino in Finlandia e Brasile, ma non ancora in Inghilterra e negli Stati Uniti.
Ti mando un inserto del giornalino Linus, dove escono i miei fumetti. Vedrai una foto mia vicino a una tua famosa. Spero che non ti dispiacerà vedere il montaggio e le tue prime lettere pubblicate e "descritte" da alcuni miei disegni. Vorrei poterti dire tante altre cose, ma non so bene l'inglese. Ho letto il tuo articolo su Pabst e l'altro su Humphrey Bogart in Positiv. Mi sono piaciuti molto. Ho appena visto il tuo stupendo Tagebuch einer Verlorenen (Diario di una donna perduta).
Tutto bene per i fumetti che hai mandato in Svizzera. Roland Jaccard mi ha scritto che vorrebbe avere il mio libro A proposito di Valentina ed ho già risposto alla sua lettera. Sono molto contento di sapere che altri sono interessati alla pubblicazione di un libro Omaggio a Louise Brooks, ma di tutto questo io sono un po' geloso.

Love
Guido

 
3 maggio 1976


Caro Guido - bei pacchetti - la gente mi chiede: - Che fai? - Raccolgo quello che Crepax mi manda. - Rimasi colpita nell'aprire la rivista e vedere le mie lettere originali. Poi cominciai a ridere perché tu hai afferrato la mia vera essenza - quando ho visto i miei film o udito la mia voce alla radio, in una intervista, dico: "Quella creatura stupida! Non è reale!". Oltre Mr. Pabst tu sei l'unica persona che mi ha capito, e tutti e due senza avermi incontrato che nei film. Ma Mr. Pabst era sempre pazzo di me, e mi sibilava: - LuiiiiiS - un giorno venne a prendermi al treno: - Lu - iiiiiiS, devi portare un uomo diverso ogni volta che vieni a Berlino?
Anche la tua pittura è bella, ma non come i tuoi disegni - ma come sei libero e gioioso - sei capace di confezionare marmellata di albicocche. Vuoi farmi avere per favore 6 copie della marmellata da mandare ad amici intimi per far loro vedere come sono in realtà? E ancora scherzando: mi sono sempre rammaricata di avere poco cervello - ora mi senbra che il mago di Oz dette un diploma allo spaventapasseri - allora il mago di Crepax potrebbe dare un diploma a Louise - mandami un disegno - lo metterò sul cassettone di fronte al mio letto - quando un libro mi rende perplessa io posso guardare il disegno e capire ogni cosa.

Love
Louise

10 agosto1977


Caro Guido,

questo è lo stesso trucco che ho usato per la RAI nelle riprese del 22 aprile - a parte che loro usavano il bianco e nero e una lampada da 1000 Watt al posto delle 4 normali usate dal Thames.
Quando vedi il fim assicurati di prendere nota con esattezza di quali mie inquadrature sono usate e dimmi chi è la doppiatrice - la mia voce possiede una vasta gamma musicale e non sembra del tutto reale - ecco perché non volli fare il film - un'altra maledetta voce avrebbe lasciato in ombra il mio viso.

Love
Louise

Milano, 5 dicembre 1977


Cara Louise,

finalmente ti ho vista nella trasmissione televisiva di Maria Bosio. La tua prima apparizione sugli schermi della televisione italiana è stata meravigliosa! Eri così simpatica mentre ridevi di cuore rispondendo alle domande di Maria! Mi ha fatto molto piacere quello che hai detto di me.
Nonostante il doppiaggio italiano ho potuto sentire la tua voce. E' come te, allegra e simpatica. Sai, mia moglie mi aiuta nella traduzione delle lettere che ti scrivo, ma anch'io conosco l'inglese abbastanza bene. Ho saputo che è appena uscito in Francia il libro Louise Brooks portrait d'une anti - star. Farò di tutto per averlo. Un mio amico mi ha regalato quattro foto tue, come puoi vedere dai disegni che ti mando. Le conserverò sempre.

Buon Natale, Louise!

Guido




INTERVISTA A GUIDO CREPAX














MOSTRA A MILANO
GUIDO CREPAX E VALENTINA












LIBRI DI VALENTINA ONLINE

http://betadefelippe.multiply.com/photos

1 commento:

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    Un abbraccio!

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