venerdì 14 gennaio 2011

Noam Chomsky - Gli Stati Uniti L'Impero Del Male



Semplificherei tutte le questioni dicendo che gli Stati Uniti si comportano ovunque come un impero del male e questa sarebbe certamente una semplificazione eccessiva. Per questo ho sottolineato che gli Stati Uniti si comportano come ogni altra potenza. Si dà il caso che gli Stati Uniti siano più potenti e perciò, com'è ragionevole aspettarsi, anche più violenti. Più o meno lo stesso vale comunque per tutti gli altri; quando gli inglesi dominavano il mondo si comportavano allo stesso modo.
Prendiamo il caso dei curdi. Questa è una piccola lezione di storia che non si insegna nelle scuole britanniche, ma che conosciamo attraverso i documenti desecretati. La Gran Bretagna era la potenza dominante del mondo ma, all'epoca della Prima guerra mondiale, era indebolita dal conflitto. Nei documenti segreti interni si dice che nel dopoguerra la Gran Bretagna stava riflettendo su come avrebbe potuto mantenere il controllo dell'Asia, dal momento che non disponeva più della forza militare necessaria per occuparla concretamente. Qualcuno suggerì di far ricorso all'aviazione. L'aviazione si stava affacciando sulla scena, alla fine della Prima guerra mondiale, così nacque l'idea di utilizzarla per attaccare i civili. Si pensò che sarebbe stato un ottimo sistema per ridurre i costi dell'assoggettamento dei barbari. Winston Churchill, all'epoca ministro per le Colonie, pensava che non fosse abbastanza. Aveva ricevuto dall'ufficio del Cairo della Royal Air Force una richiesta di autorizzazione, cito alla lettera, all'uso di gas tossici «contro gli arabi recalcitranti». Gli arabi recalcitranti ai quali si riferiva il documento erano in realtà curdi e afghani, non arabi; ma secondo gli standard razzisti, chiunque vogliamo uccidere è un arabo. Occorre ricordare che si era nel periodo della Prima guerra mondiale e il gas tossico rappresentava la peggiore atrocità dell'epoca: era quanto di più orribile si potesse immaginare. Questo documento circolò in tutto l'impero britannico. Le autorità indiane vi si opposero, dicendo che se si fosse impiegato il gas tossico contro i curdi e gli afghani sarebbero sorti problemi in India, che di problemi non aveva certo bisogno. Ci sarebbero state insurrezioni, la popolazione si sarebbe inferocita: non in Inghilterra, naturalmente, ma in India sarebbe potuto succedere. Churchill ne fu scandalizzato, come potete sentire: Non capisco questa ritrosia sull'impiego dei gas [...]. Io sono decisamente favorevole all'utilizzo dei gas tossici contro le tribù non civilizzate [...]. Non è necessario usare solo i gas più micidiali: possiamo utilizzare quelli che provocano disturbi acuti e spargono un grande terrore, pur senza lasciare gravi effetti permanenti sulla maggior parte delle persone colpite [...]. In nessun caso possiamo permetterci di rinunciare all'utilizzo di ogni arma disponibile per ottenere un rapido arresto dei disordini alle nostre frontiere. Servirà a salvare vite britanniche. Noi useremo tutti i mezzi che la scienza ci mette a disposizione. Così gli inglesi trattavano i curdi e gli afghani. Che cosa successe in seguito? Non lo sappiamo con precisione. La ragione per la quale non lo sappiamo è che dieci anni fa il governo britannico attuò la cosiddetta "politica di governo aperto" per rendere le operazioni governative più trasparenti; come si dice, un'iniziativa di stampo democratico. In questo modo la popolazione ha modo di capire ciò che sta facendo il suo governo. Il primo atto della politica di governo aperto fu la rimozione dagli archivi di stato - e la probabile distruzione - di tutti i documenti relativi all'impiego dei gas tossici e dell'aviazione contro gli "arabi recalcitranti", cioè i curdi e gli afghani. Così dobbiamo rassegnarci al fatto che non sapremo mai quali siano stati gli esiti di quel piccolo esercizio churchilliano. Gli inglesi ci riuscirono benissimo. All'epoca vi furono diversi trattati per il disarmo; negli anni successivi alla fine della Prima guerra mondiale furono compiuti molti sforzi per ridurre le guerre, e gli inglesi riuscirono a sabotare ogni tentativo di impedire l'impiego dell'aviazione contro i civili, con immensa soddisfazione di autorevoli statisti britannici. Sempre a quanto risulta dai documenti interni, il famoso e stimatissimo Lloyd George elogiava il governo nel 1932 per avere ancora una volta bloccato l'imposizione di qualunque ostacolo all'impiego dell'aviazione. Disse: «Abbiamo difeso con tenacia il diritto di bombardare i negri». Furono le sue precise parole. Tutto questo accadeva in Gran Bretagna, l'altra grande democrazia. Se passassimo in rassegna gli altri paesi, troveremmo le stesse cose. Sarebbe perciò sicuramente sbagliato descrivere gli Stati Uniti come l'impero del male. Il punto è che agli Stati Uniti è capitato di essere la maggiore potenza mondiale dopo il 1945.
Ma anche prima, con le regioni alla loro portata, non è che gli Stati Uniti siano stati particolarmente gentili. Dopo tutto, se noi oggi siamo qui a parlare, in California, c'è una ragione precisa, e cioè che la gente che abitava qui un tempo, un'intera popolazione, non c'è più. Voi sapete perché non è più qui, e non è certamente perché gli abbiamo regalato le caramelle. E sapete anche perché il confine con il Messico è quello attuale: perché gli Stati Uniti hanno conquistato metà del territorio di quello stato. E sapete anche perché, un secolo fa, furono uccisi circa duecentomila filippini, quando abbiamo "cristianizzato" e "civilizzato" le Filippine. Per non parlare di quanto è successo nei Caraibi. Perciò, anche prima che gli Stati Uniti diventassero la maggiore potenza del mondo, il loro curriculum era già simile a quello delle altre potenze. E potrei parlare dei belgi, dei tedeschi, dei francesi. I francesi si impegnarono, per usare le parole del loro ministro della Guerra, nello «sterminio della popolazione indigena» d'Algeria, nell'ambito della loro missione di civilizzazione e cristianizzazione ed è sempre stato così. Certo, sarebbe sbagliato definire gli Stati Uniti l'impero del male; per questo non l'ho mai fatto.

Dal libro "Dopo L'11 Settembre" - Noam Chomsky - 2001





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