giovedì 4 novembre 2010

Noam Chomsky - L'Indonesia E Timor Est



Timor Est è una piccola isola a nord dell'Australia. Nel 1975 venne invasa illegittimamente dall'Indonesia. Quel massacro è avvenuto perché gli Stati Uniti lo hanno appoggiato in modo attivo, coerente e decisivo: il massacro è stato sostenuto da tutte le amministrazioni americane che si sono succedute e anche dai media occidentali, che lo hanno fatto passare completamente sotto silenzio. La fase peggiore è stata alla fine degli anni settanta, durante l'amministrazione Carter. Allora il numero delle vittime era ai livelli della Cambogia di Pol Pot, quindi molto superiore in rapporto alla popolazione. Ma c'era una differenza fondamentale rispetto ai massacri in Cambogia: nessuno aveva idea di come fermare gli stermini di Pol Pot, mentre era chiarissimo come si poteva porre fine al massacro a Timor Est: bastava smettere di appoggiarlo.
L'Indonesia invase Timor Est nel 1975, con l'autorizzazione esplicita di Gerald Ford e di Henry Kissinger. All'improvviso Kissinger (con una mossa che doveva restare segreta ma invece venne scoperta) cominciò ad aumentare le vendite di armi e di equipaggiamenti antisommossa all'Indonesia, cui gli Stati Uniti già fornivano il 90 percento del materiale bellico. Dai documenti trapelati risulta che inglesi, australiani e americani erano a conoscenza dei piani di invasione e che ne controllarono passo per passo l'attuazione. Ovviamente approvavano l'operazione. I media americani sono stati letteralmente complici di questo genocidio. Prima dell'invasione si potevano avere molte informazioni su Timor Est, anzi, negli Stati Uniti la copertura dei media era sorprendente: Timor aveva fatto parte dell'impero portoghese che negli anni settanta si era dissolto, c'era la preoccupazione che le ex colonie portoghesi si "orientassero verso il comunismo", ovvero verso l'indipendenza, e questo non era consentito. Quindi, prima dell'invasione, i media si occupavano molto di Timor Est. Dopo l'attacco indonesiano, invece, le informazioni cominciarono a scemare, fino a sparire. Nel 1978, quando le atrocità raggiunsero il culmine, la copertura dei media era scesa a zero sia negli Stati Uniti sia in Canada, che è stato un altro grande sostenitore dell'occupazione.
In quel periodo, l'amministrazione Carter inviò nuove forniture di armi all'Indonesia perché nel corso dell'eccidio avevano iniziato a scarseggiare. L'esercito indonesiano aveva già ucciso circa centomila persone. La stampa fece il suo lavoro tacendo su quanto stava avvenendo, le informazioni pubblicate erano soltanto veline delle bugie grottesche del dipartimento di Stato e dei generali indonesiani.
Il ruolo degli Stati Uniti nella faccenda non è mai stato segreto, tanto che è stato riconosciuto con franchezza. Se leggete, per esempio, i memoriali del nostro ambasciatore al l'ONU ai tempi dell'invasione, Daniel Patrick Moynihan, che, tra l'altro, viene molto lodato per la sua difesa del diritto internazionale, troverete scritto: «II dipartimento di Stato desiderava che qualunque misura presa dall'ONU risultasse inefficace. Il compito venne affidato a me e io lo svolsi con un discreto successo». Poi Moynihan passa a descrivere gli effetti dell'invasione, dei quali era perfettamente consapevole: nei primi due mesi «vennero uccise circa sessantamila persone, un numero di vittime proporzionalmente paragonabile a quelle dell'Unione Sovietica nel corso della Seconda guerra mondiale». D'accordo, quelli erano nazisti, questo invece è Moynihan, il grande paladino del diritto internazionale. E ha ragione quando sostiene che il dipartimento di Stato voleva che le cose andassero in un certo modo e lui si assicurò che andassero così.
Un altro aspetto mai riportato, anche se già allora era perfettamente noto, è che uno dei motivi che spinsero le potenze occidentali a sostenere l'invasione fu la presenza di un enorme giacimento petrolifero nelle acque territoriali di Timor. Prima del 1975 le compagnie petrolifere australiane e occidentali avevano cercato, senza successo, di trovare un accordo con il Portogallo per sfruttarlo. Con il Portogallo non avevano avuto fortuna, e immaginavano che sarebbe stato ancora più difficile concludere un accordo con una Timor Est indipendente, ma sapevano che sarebbe stato invece facile con l'Indonesia: è dei nostri, l'abbiamo comandata fin dai tempi del terribile massacro del 1965, che ebbe il plauso dell'Occidente e che servì a spazzare via il Partito comunista al prezzo, sembra, di seicentomila morti. Alcuni documenti diplomatici di cui trapelò il contenuto rivelano che proprio in quel periodo i più alti funzionari australiani auspicavano e sostenevano la conquista indonesiana, e affermavano che l'Indonesia andava aiutata.
Lo sfruttamento è andato avanti alla grande: Australia e Indonesia hanno firmato, nel dicembre 1989, un grosso accordo per avviare l'estrazione del petrolio di Timor. Subito dopo il massacro di Dili del 1991, nel corso di un funerale, gli indonesiani uccisero centinaia di persone che protestavano pacificamente, la reazione dell'Occidente fu la seguente: inviò ulteriori forniture di armi all'Indonesia e le quindici maggiori compagnie petrolifere iniziarono lo sfruttamento dei giacimenti di Timor, per la gioia della Chevron.
Per tornare alla nostra questione: anche se questo genocidio ha goduto del silenzio quasi totale della stampa americana, un piccolo numero di persone iniziò a occuparsi del problema. E quando parlo di piccolo numero intendo qualche sparuto attivista, forse non più di una dozzina. Finalmente, dopo qualche anno, ottennero un primo risultato: all'inizio degli anni ottanta, grazie alle loro pressioni e al lavoro organizzativo, riuscirono a far sì che i media cominciassero, sia pure occasionalmente, a riferire quanto stava accadendo a Timor. La copertura era estremamente selettiva e continuava a escludere il ruolo cruciale svolto dagli Stati Uniti sia nel fornire gli armamenti sia nel garantire all'Indonesia il sostegno diplomatico necessario a portare avanti l'occupazione in tutti quegli anni, ma qualche informazione cominciava a filtrare. Gli attivisti riuscirono a suscitare l'interesse di alcuni deputati, soprattutto conservatori. L'opinione pubblica cominciò a esercitare una pressione maggiore, prese vita l'East Timor Action Network.
Nel 1992, la pressione divenne tale che il Congresso vietò l'addestramento militare degli ufficiali indonesiani, colpevoli di "violazioni dei diritti umani" (accusa davvero tenera, vista la situazione). Ciò mise l'amministrazione Clinton in una posizione piuttosto imbarazzante, dalla quale uscì alla grande dichiarando che la legge non andava presa alla lettera: gli Stati Uniti non potevano pagare l'addestramento degli ufficiali, ma se gli indonesiani avessero pagato di tasca loro, o magari con il denaro che noi infilavamo nelle loro tasche, allora non c'erano problemi. Con una delicatezza straordinaria, il dipartimento di Stato scelse l'anniversario dell'invasione per annunciare questa interpretazione e, nonostante le proteste del Congresso, andò avanti per la propria strada.

Dal libro "Capire Il Potere" - Noam Chomsky - 2002

2 commenti:

  1. stupendo post, fatto benissimo complimenti sinceri

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  2. Laura, Grazie di aver portato i tuoi colori nel mio blog..

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