mercoledì 10 novembre 2010

Noam Chomksy - Il Controllo Del Crimine



Uno degli obiettivi di democratici e repubblicani è il controllo del crimine ed il motivo è semplice: c'è una grossa quota di popolazione superflua cui il nostro sistema non permette di sopravvivere. Nell'America di Reagan la popolazione carceraria triplicò e da allora continua a crescere molto rapidamente. A metà degli anni ottanta gli Stati Uniti avevano superato i paesi che competono con loro quanto a popolazione carceraria pro capite, ovvero il Sudafrica e la Russia (anche se adesso la Russia ha imparato i nostri valori e si è rimessa al passo con noi). Oggi nelle nostre prigioni ci sono più di un milione di persone, di gran lunga la più imponente popolazione carceraria dei paesi occidentali, destinata a crescere ulteriormente perché la legge sul crimine del 1994 è estremamente dura. Inoltre, le prigioni degli Stati Uniti sono ormai talmente inumane da aver subito la condanna delle organizzazioni internazionali per i diritti umani in quanto sono equiparabili alla tortura.
Osservando la composizione della popolazione carceraria, si scopre che questa politica di controllo del crimine è stata messa a punto proprio per colpire una precisa parte della popolazione. La cosiddetta "guerra alla droga" ha ben poco a che fare con l'arresto del flusso di droga, ma piuttosto con il controllo dei quartieri più degradati e dei poveri in generale. Infatti ormai metà di coloro che si trovano nelle prigioni federali è accusata di reati che hanno a che fare con la droga. In genere sono in cella per detenzione di stupefacenti (un terzo di loro per marijuana), ovvero per crimini che non hanno danneggiato nessuno.
La "guerra alla droga" ha come obiettivo le popolazioni nere e ispaniche. La droga più consumata nei ghetti è il crack, per il quale vengono pronunciate sentenze molto dure. Nei sobborghi bianchi dove vivo anch'io, la droga d'elezione è invece la cocaina, per la quale vengono inflitte pene che neanche si avvicinano alle altre. Il rapporto fra le due categorie di sentenze emesse dai tribunali federali è di cento a uno. Non c'è niente di particolarmente nuovo in questa tecnica di controllo della popolazione. Se si osserva la storia del divieto del consumo di marijuana negli Stati Uniti, si scopre che iniziò con la legislazione degli stati sudoccidentali ed era rivolta contro gli immigrati messicani che ne facevano uso. Nessuno aveva motivo di credere che la marijuana fosse pericolosa: riguardo alla salute, provoca danni irrisori rispetto all'alcol, per non parlare del tabacco. Ma queste leggi vennero emanate per controllare una popolazione che dava preoccupazioni. Persino le leggi sul proibizionismo, che fecero parte della Costituzione americana tra il 1919 e il 1933, avevano lo scopo di chiudere i locali di New York ma non di interrompere il consumo di alcolici in tutto lo stato di New York. Nella Westchester County e in altre aree del genere tutti continuarono a bere proprio come prima; semplicemente non si voleva che gli immigrati avessero locali nei centri urbani dove potersi incontrare e diventare pericolosi.
Per la droga è successa un po' la stessa cosa, ma oggi negli Stati Uniti il consumo è anche legato alle etnie per tutta una serie di motivi, e quindi i provvedimenti sono in gran parte destinati ai maschi neri e ispanici. Si tratta di una guerra contro la popolazione superflua, che è poi la classe operaia povera, ma la correlazione tra razza e classe è sufficientemente stretta, nelle città, da far sì che se si vuole colpire la classe operaia povera si colpiscono soprattutto i neri. È’ così che si ottengono quelle stupefacenti disparità razziali nelle statistiche criminali. Dal punto di vista del potere, i poveri delle città sono una popolazione inutile, non creano profitto e quindi bisogna liberarsene. Il sistema della giustizia penale è uno dei modi migliori per farlo.
Prendiamo una domanda significativa che nessuno ha mai posto in tutti questi anni di "guerra alla droga": quanti banchieri e quanti dirigenti di industrie chimiche sono finiti in prigione per reati collegati alle droghe? Un recente studio dell'OCSE sul racket internazionale della droga calcola in circa 500 miliardi i narcodollari che vengono riciclati ogni anno a livello internazionale, più della metà dei quali attraverso le banche americane. Tutti parlano della Colombia come del centro dove si riciclano i proventi della droga, ma è roba da poco: dalla Colombia passano circa 10 miliardi, mentre dalle banche americane ne passano circa 260. Se ci fosse la volontà sarebbe facile rintracciare il denaro riciclato, perché la Federal Reserve richiede che le banche notifichino tutti i depositi superiori ai 10000 dollari. Quindi, se ci si impegnasse a tenere questo denaro sotto controllo, si capirebbe dove vanno a finire tutti questi dollari. Ma dopo la deregulation introdotta dai repubblicani negli anni ottanta, questi controlli non vengono più fatti.
Potremmo porci un'altra domanda: quanti dirigenti di industrie chimiche sono in galera? Negli anni ottanta la CIA ricevette l'incarico di condurre una ricerca sulle esportazioni di prodotti chimici verso l'America Latina, e stimò che il 90 percento del totale non veniva usato per la produzione industriale. Se si analizza il tipo di prodotti chimici esportati ci si rende conto che servono in realtà alla produzione di droga. Quanti dirigenti di industrie chimiche sono in galera negli Stati Uniti? Nessuno anche in questo caso, perché la politica sociale americana non è diretta contro i ricchi ma contro i poveri.
Di recente un criminologo piuttosto famoso della George Washington University, William Chambliss, ha condotto studi interessanti sul comportamento della polizia urbana. Negli ultimi due anni, con la collaborazione del distretto di Washington, ha posto studenti di giurisprudenza e di sociologia al seguito dei poliziotti in servizio perché prendessero nota di quanto avveniva. L'obiettivo degli interventi sono quasi esclusivamente i neri e gli ispanici. E non vengono trattati come criminali, perché in quel caso potrebbero avvalersi dei diritti costituzionali; vengono trattati come gente soggetta a un'occupazione militare. Quindi, nella realtà, le leggi funzionano così: la polizia va a casa di qualcuno, butta già la porta, picchia quelli che trova, acchiappa quello che gli interessa e lo butta in galera. E i poliziotti non si comportano così perché sono mascalzoni, ma semplicemente perché così gli dicono di fare.
Tutta la spesa per il "controllo del crimine" è un altro enorme impulso che il contribuente dà all'economia, soprattutto a certi settori dell'industria edilizia, ma anche agli avvocati e ad altri professionisti. È un altro modo utile per costringere la popolazione a sovvenzionare i ricchi. Ormai la spesa per il "controllo del crimine" sta raggiungendo quella del Pentagono. Non è altrettanto privilegiata perché non è così nettamente orientata a favore dei ricchi, ma è utile. Man mano che la società assume sempre più caratteristiche tipiche del Terzo mondo, possiamo stare certi che la repressione continuerà, che sarà finanziata ed estesa attraverso il Contratto con l'America o qualunque altra tecnica che riusciranno a escogitare.
E' un fatto che una grande fetta della nostra popolazione viene messa da parte come superflua perché non ha un ruolo nella formazione del profitto. Queste persone vengono sempre più rinchiuse nei campi di concentramento costituiti dai quartieri poveri. È vero che in questi campi di concentramento c'è molta violenza, ma è una violenza simile a quella interna alle famiglie: i settori ricchi sono molto ben protetti da quanto succede là dentro. Prendete me: io vivo in un quartiere immacolato come un giglio, abitato per lo più da professionisti liberal, che si chiama Lexington e sta appena fuori Boston. Abbiamo la nostra polizia che in genere è impegnata a trovare gattini smarriti e roba del genere. Tranne un particolare: da noi pattugliano i "confini". Nessuno ve lo dirà mai, ma se volete scoprirlo da soli, chiedete a un amico nero di venire a Lexington su un rottame di macchina e state a vedere quanti secondi passano prima che se ne sia andato.
La percezione generale è che oggi la violenza sia aumentata, ma si tratta per lo più di propaganda: fa parte di uno sforzo più generale perché la gente abbia paura e rinunci ai propri diritti. Ovviamente, il tutto ha un sottofondo razzista. Per convincere tutti che là fuori c'è l'uomo nero pronto a stuprare le nostre figlie, basta usare parole chiave come "Willie Horton", detenuto nero che stuprò una donna bianca mentre era in licenza premio dal carcere; la sua immagine è stata usata dai repubblicani nelle campagne televisive per accusare i democratici di essere "teneri con il crimine". Ecco, quello è il tipo di immagine da trasmettere se si vuole creare divisione e chiedere una maggiore repressione. Negli ultimi anni questo obiettivo è stato felicemente raggiunto.
L'industria delle relazioni pubbliche non spende miliardi di dollari per niente. Hanno un obiettivo ben preciso: instillare certe immagini e imporre certi mezzi di controllo sociale. E uno dei mezzi migliori per controllare la gente è sempre stato quello di innescare paure. Ai tempi di Hitler erano gli ebrei, gli omosessuali e gli zingari, ora sono i neri. Sì, è vero, la violenza esiste, ma si tratta soprattutto del tipo di violenza che nasce quando si viene raggruppati nei campi di concentramento. Se pensate ai campi di concentramento hitleriani durante la Seconda guerra mondiale, c'era violenza anche al loro interno. Succede: quando le persone subiscono grandi privazioni, tendono a rivoltarsi le une contro le altre.

Dal libro "Capire Il Potere" - Noam Chomsky - 2002


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