giovedì 25 novembre 2010

Massimo Fini - Catilina - 1 - Il Personaggio



Lucio Sergio Catilina era Nato a Roma nel 108 a.C dal senatore Lucio Sergio Silo e da Belliena che ebbero altri due figli, un maschio ed una femmina. Apparteneva alla gens Sergia, una delle cento familiae che, secondo la leggenda, avevano fondato Roma. I Sergi, come facevano spesso le familiae romane di piu’ alto lignaggio che amavano fabbricarsi alberi genealogici fantastici, pretendevano di discendere da Sergesto, il mitico compagno di Enea. Per quanto illustre e antica la gens Sergia non aveva pero’ dato grandi personaggi, almeno nei tempi recenti. L’ultimo Sergio di una qualche notorieta’ risaliva a piu’ di un secolo prima: era il pretore Marco Sergio che si era distinto nella seconda guerra punica, era stato fatto prigioniero due volte da Annibale, due volte gli era sfuggito e aveva collezionato ventitre’ ferite in battaglia. Poi piu’ nulla. Quella Sergia era una stirpe che si stava lentamente estinguendo.
Non sappiamo da dove venisse il cognomem Catilina che e’ unico nella storia di Roma. Quasi certamente era un soprannome e alludeva alla sua straordinaria resistenza fisica. Ne e’ conferma un’epigrafe dell’89 in cui si parla di un L. Sergius, L fil e basta. Catilina e’ ancora di li’ a venire.
Dell’infanzia e dell’adolescenza di Catilina non sappiamo nulla. Quando appare sulla scena, a diciannove anni, e’ un giovane alto, asciutto ed atletico. Il volto e’ pallido e un po’ fosco; i capelli che porta corti secondo l’usanza degli aristocratici romani, sono scuri come gli occhi, ora alteri ora seducenti ma piu’ spesso infiammati da una qualche passione. Ha fascino sulle donne e ascendente sui coetanei e conservera’ sempre una grande presa sui giovani che infatti accorreranno in massa nel suo movimento. Che fosse un uomo fuori dal comune lo ammette, sia pure a qualche anno dalla sua morte, lo stesso Cicerone che scrive:  "Non credo che sia esistito mai al mondo un individuo piu’ singolare che riunisse in se’ doti diverse e contraddittorie e opposti inclinazioni e desideri". E piu’ avanti ne abbozza questo ritratto:  "Era avvincente, eloquente, duttile, si trovava a suo agio in qualsiasi ambiente e situazione, gli piaceva mischiarsi ad ogni sorta di persone, era avido di esperienza anche, e forse soprattutto, quelle limite. Ma cio’ che colpiva in Catilina erano una spavalderia, un’audacia, un coraggio spinti fino alla temerarieta’, di cui diede prova per tutta la vita, in guerra ed in pace.
Giovanissimo aveva sedotto piu’ di una nobile vergine sfidando le ire delle loro potenti familiae e la morale della buona societa’ romana. Nel 73 venne accusato da Publio Clodio di aver violato una vestale, sacrilegio e reato gravissimi per i quali la donna veniva sepolta viva ed il seduttore ucciso a nerbate. La Vestale si chiamava Fabia, era sorella di Terenzia la prima moglie di Cicerone poi sposa, in terze nozze, di Sallustio. Catilina venne trovato in atteggiamento sospetto presso la cella di Fabia. Processato fu assolto, ma il dubbio rimase ed e’ quindi comprensibile che Cicerone e Sallustio, al di la’ delle ragioni politiche, avesse il dente avvelenato con lui.
In realta’ Catilina dopo le seconde nozze con la bellissima, ricca ed appassionata Aurelia Orestilla (era rimasto vedovo della prima moglie, Gratidia, da cui aveva avuto l’unico figlio) aveva messo la testa a posto, almeno sentimentalmente, perche’ amava teneramente quella donna. Cicerone e Sallustio arrivarono alla suprema carogneria di accusarlo, sia pur in modo allusivo, con l’arte del dire e non dire, di aver ucciso il figlio proprio per poter sposare Orestilla che non voleva avere per casa quel ragazzo ormai adolescente. E’ un’accusa assurda adombrata al solo scopo di mettere in luce ancora piu’ sinistra l’avversario. Nessun processo fu mai intentato per un delitto cosi’ orrendo, che sarebbe avvenuto in anni in cui Catilina, morto da tempo Silla, il suo antico comandante, non godeva di alcuna protezione. E non fu inquisita nemmeno Orestilla, anche dopo le pubbliche insinuazioni di Cicerone e quando, ucciso il marito, era una vedova indifesa. Inoltre Catilina, in una lettera scritta prima di andare a morire in battaglia all’amico Quinto Catulo, gli raccomanda la moglie pregandolo di proteggerla dalle prevedibili vessazioni "In nome dei tuoi figli". Catulo, ex censore ed princeps del Senato, era un uomo di indiscussa integrita’ morale e ovviamente Catilina non avrebbe potuto rivolgersi a lui, tantomeno in quei termini, se fosse stato conosciuto come parricida. La verita’ che emerge da questa vicenda e’ forse piu’ spregevole dello stesso delitto accollato a Catilina: Cicerone strumentalizzo una tragedia familiare, la morte della moglie e dell’unico figlio, per infangare il ribelle.

Dal libro "Catilina" - Massimo Fini - 1996

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