domenica 24 ottobre 2010

Noam Chomsky - Gli USA e L'ONU



Gli Stati Uniti hanno il primato dei veti opposti alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU fin dagli anni settanta: se a noi non piace quello che I'ONU sta facendo, I'ONU può andare al diavolo; noi ci limitiamo a ignorarla e la cosa finisce lì. Non si scherza con un gorilla di quattro quintali.
E' molto interessante ripercorrere i cambiamenti dell'atteggiamento USA verso I'ONU nel corso degli anni. Alla fine degli anni quaranta gli Stati Uniti si limitavano a controllarla completamente: i rapporti di forze internazionali erano tali che gli USA davano gli ordini e gli altri ubbidivano, perché dopo la Seconda guerra mondiale il resto del mondo era distrutto e ridotto alla fame. A quei tempi qui da noi tutti amavano I'ONU, che ci seguiva sempre: i paesi votavano secondo le nostre indicazioni. Verso il 1950, i principali studiosi di scienze sociali, gente come Margaret Mead, stavano tentando di spiegare perché i russi dicessero sempre "no" all'ONU: gli Stati Uniti presentavano le risoluzioni e tutti votavano "sì", e allora i russi si alzavano e dicevano "no". Si ricorse perciò agli esperti, ai sociologi, per avere una spiegazione. Il risultato fu qualcosa che cominciammo a chiamare "pannolinologia": la ragione per la quale i russi dicevano sempre "no" all'ONU era che fasciavano i loro neonati. Proprio così, in Russia crescono i loro figli fasciandoli da piccoli, così i russi diventano molto negativi e, quando arrivano all'ONU, tutto quello che riescono a dire è "no" tutte le volte. Questa spiegazione fu proposta davvero, la gente la prese sul serio, i giornali pubblicarono articoli al riguardo.
Poi, nel corso degli anni, il potere degli USA sull'ONU cominciò a declinare, almeno relativamente. Molti paesi del Terzo mondo entrarono alle Nazioni Unite, specialmente negli anni sessanta dopo la decolonizzazione, così ci fu molta più indipendenza e l'ONU sfuggì al controllo: non potevamo più dare tanti ordini agli altri. Quando questo accadde, l'atteggiamento statunitense verso l'ONU divenne sempre più negativo. Per fare un esempio, si cominciò a utilizzare un'espressione che certamente avete sentito, "tirannia della maggioranza". Che cos'è la tirannia della maggioranza? Altrove si chiama "democrazia", ma quando succede che siamo noi a trovarci in minoranza, allora diventa "tirannia della maggioranza". A partire all'incirca dal 1970, gli Stati Uniti presero a porre il veto su tutto: a risoluzioni sul Sudafrica, su Israele, sul disarmo, su quello che volete. E l'Unione Sovietica votava con la maggioranza. Improvvisamente venne fuori che l'ONU è un totale disastro. In un articolo in proposito scritto sul New York Times Magazine dal suo corrispondente dall'ONU, Richard Bernstein, dopo aver esaminato il fatto che tutto il mondo votava sempre contro gli Stati Uniti, non si chiese: «Come allevano i loro figli gli americani?». Si chiese invece: «Perché il mondo marcia fuori tempo?» Letteralmente: «Qual è il problema del mondo? Perde sempre il passo, non capisce: che cosa succede al mondo?». Poi prendeva in esame i difetti del mondo. 
Lo stesso vale per la Corte internazionale di giustizia, organo giudiziario dell'ONU. Quando, nel giugno 1986, la Corte internazionale pronunciò un'esplicita sentenza di condanna degli Stati Uniti, ordinando agli USA di porre fine a quello che veniva definito «uso illegittimo della forza» e alla guerra economica illegale contro il Nicaragua, noi ci limitammo a mandarla al diavolo, ignorandola. La settimana seguente il Congresso aumentò gli aiuti ai contras di altri cento milioni di dollari. Di nuovo, il commento generale negli Stati Uniti - il New York Times, il Washington Post, i grandi esperti di diritto internazionale - fu unanime: la Corte internazionale si era screditata da sola con quella sentenza, perciò non dovevamo ovviamente prestarle alcuna attenzione.
Poco dopo, quando il Consiglio di sicurezza dell'ONU invitò tutti gli stati a osservare il diritto internazionale (senza citare gli Stati Uniti, ma riferendosi indirettamente a quella decisione della Corte internazionale), ricevendo il veto degli USA (11 voti a favore, 1 contrario e 3 astenuti), e quando anche l'Assemblea generale approvò la medesima risoluzione, la prima volta con 94 voti contro 3 (Israele, El Salvador e Stati Uniti), la volta successiva con 94 voti contro 2 (Israele e Stati Uniti), la stampa non ne diede neppure notizia.
Oggi gli Stati Uniti stanno praticamente strangolando l'ONU: siamo di gran lunga il paese con il maggiore debito verso l'organizzazione. In effetti le Nazioni Unite non riescono quasi a funzionare perché gli Stati Uniti non vogliono pagare la loro quota. E per quanto riguarda gli organismi dell'ONU che non ci piacciono, come l'UNESCO, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'istruzione, la scienza e la cultura, perché lavora a favore del Terzo mondo, li abbiamo praticamente messi nell'impossibilità di agire. Negli anni settanta e ottanta gli Stati Uniti lanciarono una grande campagna propagandistica contro I'UNESCO. Era piena di vergognose bugie, totalmente inventate, ma fu lo stesso sufficiente a modificare sostanzialmente l'orientamento dell'UNESCO a favore del Terzo mondo, facendole interrompere le attività in corso in quei paesi, come la lotta all'analfabetismo, l'assistenza sanitaria e così via. 
La stampa ha un solo compito: impedire alla gente di capire il mondo e indottrinarla. Perciò non riporta informazioni come queste. Questo discende abbastanza logicamente dalla natura stessa dell'istituzione stampa. Infatti il modo in cui la stampa statunitense si occupa delle votazioni alle Nazioni Unite fornisce un ottimo esempio del suo funzionamento. Così, per esempio, quando una votazione dell'ONU denunciò l'invasione dell'Afghanistan da parte della Russia, nel novembre del 1987, quella notizia fu riportata in prima pagina. Quando una votazione dell'ONU in quella stessa sessione, a distanza di pochi giorni, invitò tutti gli stati a rispettare il diritto internazionale, una risoluzione molto cauta, dopo la sentenza della Corte internazionale, non citava neppure direttamente gli Stati Uniti, non misero la notizia in prima pagina; in realtà non la misero da nessuna parte.
Prendiamo il summit in cui Unione Sovietica e Stati Uniti firmarono il trattato sulle forze nucleari a medio raggio, nel dicembre 1987. Proprio allora i media dedicarono un'enorme attenzione ai trattati sugli armamenti. La linea costantemente presentata dai media americani era «Reagan il pacificatore», «Reagan ci guida verso una nuova era», «Il primo trattato sul controllo degli armamenti» e così via. Quello era il quadro standard offerto da tutta la stampa americana. In quel medesimo dicembre l'Assemblea generale dell'ONU aveva approvato una serie di risoluzioni sul disarmo; ma se volete conoscerne i particolari dovete cercarli nel mio libro Illusioni necessarie, perché è l'unico posto in cui potrete trovarli stampati negli Stati Uniti. L'Assemblea generale approvò una risoluzione che invitava a bandire tutte le armi nello spazio - le "guerre stellari" - con 154 voti favorevoli e 1 contrario. Quell'unico voto era degli Stati Uniti. L'Assemblea approvò una risoluzione contro lo sviluppo di nuove armi per la distruzione di massa, con 135 voti contro 1. Approvò un invito a congelare gli esperimenti nucleari con 137 voti contro 3: quella volta gli Stati Uniti raccolsero l'adesione di Inghilterra e Francia.
Qualcuno di quegli eventi e' stato riportato dai quotidiani statunitensi? No, perché erano argomenti sbagliati. Il soggetto giusto era «Reagan il pacificatore», non «Gli Stati Uniti soli al mondo, isolati nel tentativo di continuare la corsa agli armamenti». Infatti, quando il New York Times pubblicò il suo resoconto annuale sull'ONU, potete star certi che non conteneva nessuno di quei fatti: non ne scrisse neppure una parola. Il fatto è che se volete essere giornalisti "responsabili" dovete capire che cosa è importante; e le cose importanti sono quelle che servono alla causa: il potere delle grandi aziende statunitensi, questa è la causa. Non rimarreste molto a lungo nell'ambiente giornalistico senza aver interiorizzato e compreso questi valori fino al livello istintivo, perché nelle istituzioni esiste un complicato processo di vaglio e selezione che serve a liberarsi di chi non li comprende e ad aiutare la carriera di chi invece li ha capiti. Per questo troverete commentatori del New York Times che, senza il minimo ritegno, si chiedono: «Cosa c'è che non va nel mondo?» quando gli USA restano soli contro tutti gli altri paesi. Naturalmente questo fa anche parte del modo in cui il sistema propagandistico impedisce a tutti di capire le realtà più elementari.
 
Dal libro "Capire Il Potere" - Noam Chomsky - 2002

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