mercoledì 12 maggio 2010

LA COMMEDIA ALL'ITALIANA




La Commedia all'Italiana caratterizza una serie di film realizzati in Italia dalla fine degli anni '50 alla fine degli anni '70 con comuni denominatori che si sono andati a delineare pienamente solo anni dopo la loro realizzazione. Gli anni '60 furono gli anni del boom economico, dell'espansione industriale, dell'emigrazione dalle campagne alle citta' e dal Sud al Nord, dell'alfabetizzazione e del generale miglioramento delle condizioni economiche degli italiani. Tutte queste trasformazioni e cambiamenti verrano rappresentati nei film di quegli anni, a volte cercando semplicemente di mostrarli allo spettatore, altre raccontando le conseguenze negative su singoli e su classi sociali intere e dandone un giudizio fortemente critico. La ricchezza produrra' lacerazioni affettive e impoverimento di ideali nei nuovi benestanti, mentre i nuovi industriali verrano rappresenti dai registi, in un unanime consenso, con attributi volgari, stupidi e ridicoli. 

Se alcuni film dei primi anni '60 hanno ancora forti connotazioni dialettali, di romanesco molto spesso, ma anche di siciliano, veneto o campano, si intravedrera' presto la tendenza a soppiantare il dialetto con l'italiano che verra' ad inglobare molte inflessioni e parole dialettali. Compaiono, inoltre, linguaggi e modi di dire propri di alcuni settori della societa' che piu' stanno acquistando visibilta', come gli industriali, gli economisti, i capi d'azienda ed i pubblicitari. Il risultato finale, dopo lunghi e travagliati anni di mutamento, produrra' quell'italiano insegnato, creato e glorificato dai mass-media, in particolare dalla televisione.

Il tema dell'emigrazione dal nord al sud (ma anche dall 'Italia in altri paesi del mondo) capaci di assorbire la nuova massa lavorativa, originera' da una parte, una realta' topologica nuova nelle grandi citta' industriali, non sempre attrezzate, almeno all'inizio, a fornire strutture recettive adeguate, dall'altra l'avvicinamento e la contrapposizione di classi sociali diverse che si ritrovano a condividere il luogo di lavoro e la citta' stessa. Le classi piu' povere potranno ammirare i simboli del benessere posseduti dai nuovi imprenditori, macchine, case (e talvolta belle donne) e cercheranno di vendere l'anima al diavolo per poterle avere anche loro senza riuscirci. Alcuni invece, rassegnati a non poterci arrivare origineranno i conflitti di classe (con la classe operaia in primo piano) nati dalle nuove fabbriche.

Si puo' dire comunque che registrando questa nuova realta' socio-economica i registi di questi anni non ne esalteranno mai i connotati, ma anzi ne condanneranno tutti i risvolti negativi prodotti. Ci sara' una feroce condanna alla nuova competitivita' senza scrupoli, alla corruzione politica e all'indiscrimitata espansione edilizia, per arrivare poi ai nuovi problemi esistenziali e al problema dell'incomunicabilita' e dell'impoverimento dei rapporti interpersonali. Se alcuni autori sfiorano solamente il problema, altri, come Antonioni, arrivano a descrivere nei loro film (o in una serie di loro film) l'alienazione, la noia e l'ncomunicabilita' nelle loro accezioni patologiche e quindi senza vie di fuga.


Il benessere cambia anche le regole della morale comune date per scontate ed accettate fino a quel momento e si esprime con continui tentativi di superamento dei tabu' ormai indicativi della societa' che si sta lasciando alle spalle. La nuova generazione di giovani assorbe gran parte dei problemi della societa' e delle spinte innovative e perde ben presto contatto con la generazione precedente, producendo uno strappo generazionale incolmabile, accentuato poi dalla superficialita' intellettuale e sentimentale.


Tutti i nuovi fattori della societa' entrano immediatamente nelle sceneggiature dei film di questi anni con una reattivita' senza precedenti, tanto a volte da lasciare spiazzato il pubblico che ancora non ha digerito i cambiamenti. E' cosi' che si guarda ad un certo passato con nostalgia, al duro mondo contadino e rurale lasciato alle spalle che assicurava principi saldi e riconosciuti da tutti primi tra tutti l'amore per la famiglia, la gente e la natura. Altri invece interrogano il passato per capire i fattori che hanno portato a tutto questo e capire dove si e' sbagliato. Si riapre al Fascismo e alla Resistenza per rianalizzarli e rielaborarli e portarli in una nostra memoria storica italiana comune.

2 commenti:

  1. hola Giuseppe , tienes un blog muy interesante i unos trabajos de fotografía de diferentes partes de tu caminar en tierras lejanas , que es un gusto en contemplarlas , muy buenas e ineteresantes , felicidades .
    cassini joan

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  2. Gracias, I'm happy you like it.
    Giuseppe

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