giovedì 18 marzo 2010

FROMM - AVERE, FORZA, RIBELLIONE



La tendenza a crescere secondo la loro propria natura è comune a tutti gli esseri viventi, ragion per cui opponiamo resistenza a ogni tentativo inteso a impedirci di crescere nei modi prescritti dalla nostra struttura. Per infrangere questa resistenza, conscia o meno che sia, è necessario il ricorso alla forza fisica o mentale. Gli oggetti inanimati oppongono resistenza ai tentativi di manipolarne in misura maggiore o minore la composizione fisica, grazie all'energia implicita nelle loro strutture atomiche e molecolari; essi però non riluttano all'essere usati. L'uso di forze eteronome nei confronti di esseri umani (intendendo con questo termine le forze che tendono a farci deviare in direzione contraria alla nostra struttura propria e che sono di detrimento per la nostra crescita), provoca resistenza. Questa può assumere ogni forma, da quella aperta, efficace, diretta, attiva, a quella indiretta, inefficace e, molto spesso, inconscia.

A essere limitata è la libera, spontanea espressione della volontà dell'infante, del bambino, dell'adolescente e infine dell'adulto, la loro sete di conoscenza e di verità, il loro desiderio di affetto. La persona che sta crescendo è costretta a rinunciare a gran parte dei propri desideri e interessi autonomi e genuini, alla propria volontà, ad adottare una volontà, desideri e sentimenti che, lungi dall'essere autonomi, sono sovrapposti ai suoi dai moduli mentali ed emozionali della società. Questa, e la famiglia quale suo agente psicosociale, si trovano alle prese con un arduo problema: come infrangere la volontà di una persona senza che questa se ne renda conto? Tuttavia, mediante un complicato processo di indottrinamento, ricompense, punizioni e un'ideologia "ad hoc", la società assolve al suo compito nel complesso con tanta efficacia che gran parte della gente ritiene di seguire la propria volontà, e non si rende minimamente conto che questa è invece condizionata e manipolata.

La massima difficoltà, per quanto attiene a questa repressione della volontà, si incontra al livello della sessualità, perché in questo campo si ha a che fare con una forte tendenza di ordine naturale, più difficilmente manipolabile di altri desideri. Per tale motivo, la società tenta di reprimere i desideri sessuali più fortemente di quanto non faccia con quasi ogni altro desiderio umano. Inutile qui ricordare le varie forme di degradazione del sesso, dai motivi morali (la sua supposta «cattiveria») ai motivi sanitari (la masturbazione fa male al fisico). La Chiesa proibisce il controllo delle nascite, non già perché si preoccupa della sacralità della vita (concetto che la porterebbe a condannare la pena di morte e la guerra) ma allo scopo di denigrare il sesso a meno che non serva alla procreazione. Lo sforzo inteso alla repressione sessuale sarebbe assai difficile da comprendere se avesse di mira il sesso come tale. In realtà, il motivo per cui il sesso viene svilito non è da ricercarsi in esso bensì nello sforzo di infrangere la volontà dell'uomo.

Molte delle cosiddette società primitive ignorano i tabù sessuali; dal momento che esse ignorano sfruttamento e dominazione, non si trovano nella necessità di dover spezzare la volontà individuale, e possono permettersi di non stigmatizzare il sesso e di godere il piacere dei rapporti erotici senza sentimenti di colpa. L'aspetto più degno di nota di quei gruppi è che tale libertà sessuale non comporta un eccesso di libidine; dopo un periodo di rapporti sessuali relativamente provvisori, le coppie si costituiscono e non mostrano il desiderio di procedere allo scambio dei "partners", pur essendo questi liberi di separarsi qualora l'amore sia finito. Per le società il cui perno non è costituito dalla proprietà, il godimento sessuale è un'espressione dell'essere, non già il risultato di possessività erotica. Dicendo questo, non sottintendo che dovremmo tornare a vivere alla maniera di queste società primitive, e neppure che potremmo farlo, anche se lo volessimo, per il semplice motivo che il processo di individualizzazione, di differenziazione personale e di distanziamento, frutto della civiltà, conferisce all'amore individuale una qualità diversa da quella propria delle società primitive. Non possiamo regredire; possiamo soltanto andare avanti. Ciò che conta è che nuove forme di mancanza di proprietà spazzino via quella bramosia sessuale che è caratteristica di tutte le società imperniate sull'avere.

Il desiderio sessuale è una manifestazione di indipendenza che si esprime assai precocemente sotto forma di masturbazione. L'aperta condanna della masturbazione ha per effetto di spezzare la volontà del bambino e di indurlo a un sentimento di colpa, rendendolo così più sottomesso. In larga misura, l'impulso a infrangere i tabù sessuali è sostanzialmente un tentativo di ribellione intesa a riaffermare la propria libertà. Ma l'infrazione di tabù sessuali di per sé non conduce a una maggiore libertà; la ribellione viene per così dire annegata nella soddisfazione sessuale - e nel sentimento di colpa che ne deriva. Soltanto il raggiungimento di un'indipendenza interiore porta alla libertà e mette fine al bisogno di ribellioni senza costrutto; lo stesso vale per tutti gli altri comportamenti che tendono al proibito come tentativo di ristabilire la propria libertà.

"In effetti, i tabù producono ossessioni e perversioni sessuali, ma le ossessioni e le perversioni sessuali non producono libertà". La ribellione del bambino si manifesta in molti altri modi: col rifiuto delle regole di educazione alla pulizia; col rifiuto a mangiare oppure ingurgitando un eccesso di cibo; con l'aggressione e il sadismo e con molte forme di atti autodistruttivi. Sovente, la ribellione si manifesta con una sorta di «sciopero passivo». generale, consistente in disinteresse per il mondo, in pigrizia, passività, per giungere fino alle manifestazioni, estremamente patologiche, di lenta autodistruzione generalizzata.

Deve essere tuttavia chiaro che la libertà non consiste nel "laissez-faire" e nell'arbitrio. Gli esseri umani hanno una struttura propria al pari di ogni altra specie, e possono crescere soltanto in conformità a tale struttura. Libertà non significa affrancamento da tutti i principi guida, bensì possibilità di "crescere" secondo le leggi strutturali dell'esistenza umana, vale a dire secondo restrizioni autonome. Essa comporta l'obbedienza alle leggi che governano lo sviluppo umano ottimale; ogni autorità che favorisca tale scopo è un'«autorità razionale», a patto che la sua attività promotrice consista nel potenziare il dinamismo, il pensiero critico e la fede nella vita del bambino; è invece un'«autorità irrazionale» quando imponga al bambino norme eteronome che servono ai propositi dell'autorità, non però agli scopi della struttura specifica del bambino.

La modalità esistenziale dell'avere, l'atteggiamento imperniato sulla proprietà e il profitto, inevitabilmente produce il desiderio - anzi, il bisogno - di potere. Per esercitare il controllo su altri esseri umani, dobbiamo far ricorso al potere per vincerne la resistenza. Per mantenere il controllo sulla proprietà privata dobbiamo servirci del potere per proteggerci da coloro che vorrebbero privarcene, perché questi, al pari di noi, non hanno né possono mai avere abbastanza; il desiderio di avere proprietà private produce il desiderio di usare la violenza allo scopo di depredare altri in maniera coperta o esplicita. Nella modalità dell'avere, la propria felicità risiede nella superiorità sugli altri, nel proprio potere e, in ultima analisi, nella capacità di conquistare, depredare, uccidere. Secondo la modalità dell'essere, la felicità consiste invece nell'amare, nel condividere, nel dare.

da "Avere O Essere" - 1976


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