giovedì 4 febbraio 2010

FROMM - PRODURRE E CONSUMARE




Cent'anni fa si produceva non secondo necessità ma per ricavarne un guadagno, quindi la motivazione determinante era il profitto. Oggi non produciamo più, in prima istanza, per amore del profitto; produciamo (e distruggiamo) per amore della produzione, perché la produzione in quanto tale è stata divinizzata. Per l'uomo moderno, produrre è una componente essenziale del quadro di riferimento della sua esistenza e del proprio oggetto di devozione: far sì che gli oggetti diventino sempre più grandi e migliori, e che ve ne siano sempre di più. Alla produzione fine a sé stessa corrisponde il problema del consumo. Siamo così affascinati dalla possibilità di comprare oggetti, che non stiamo tanto a domandarci se essi siano effettivamente utili.

Il consumo fine a sé stesso è uno dei fattori psicologici sui quali si fonda la nostra economia. Esso è incentivato e stimolato dalla pubblicità, che fa affari d'oro applicando tale consapevolezza alla soluzione del problema pratico di come vendere un certo prodotto al consumatore. La gente prova poco piacere nel comprare le cose che compra. L'unica cosa che conta è la rapidità con cui si ottiene qualcosa di nuovo.

Questa disponibilità all'acquisto, questo anelito religioso verso l'infinità di oggetti di cui possiamo entrare in possesso, nonché il piacere quasi orgiastico che proviamo di fronte all'abbondanza degli oggetti che possiamo comprare, non si manifesta solo nei confronti dei nuovi modelli, ma anche nel nostro atteggiamento complessivo. Siamo diventati consumatori di tutto: scienza, arte, conferenze, amore. E l'atteggiamento è sempre lo stesso: io pago, e in cambio ottengo qualcosa; anzi, ho diritto a ottenerlo senza sforzarmi troppo. Lo stesso atteggiamento consumistico si rileva per certi versi in numerosi fenomeni analoghi: quando gli uomini affrontano l'arte, la scienza, l'amore, lo fanno con lo stesso atteggiamento con cui comprano l'ultimo modello. E allo stesso modo si sposano. Anche il matrimonio ha molto a che vedere con l'ultimo modello, quello che appare di maggior successo e che sembra particolarmente desiderabile possedere, in quanto attesta il valore di chi lo possiede.

Proviamo a immaginare un futuro in cui la gente lavori solo quattro ore al giorno, guadagnando il doppio o il triplo di oggi. Norman Thomas e i fautori del New Deal (la politica economica e sociale del presidente F. D. Roosevelt), e magari anche buona parte dei repubblicani, la considererebbero una meta estremamente auspicabile, che, tra l'altro, corrisponderebbe ai sogni più arditi del socialismo di mezzo secolo fa. Una tale condizione andrebbe addirittura molto al di là, e sarebbe molto più radicale, di quello che Karl Marx descriveva come lo scopo immediato del socialismo e della rivoluzione. Dunque, proviamo a immaginare che sia possibile. Che cosa accadrebbe? Sarebbe un fiorire di crolli nervosi, poiché gli uomini non saprebbero assolutamente che fare del loro tempo e della loro vita. Inizierebbero a comprare come pazzi. Comprerebbero un'auto nuova ogni sei mesi. E anche così proverebbero un profondo disappunto perché quel paradiso in terra, l'esaudimento di tutti i loro desideri, non ha alcun senso, è assurdo.
Non siamo assolutamente preparati a impiegare in modo sensato la nostra vita e il nostro tempo, che sono invece diventati due aspetti di quella religione del produrre e consumare nella quale produzione e consumo non hanno più alcun rapporto con i reali e concreti bisogni dell'uomo.


da "I Cosidetti Sani, La Patologia della Normalita'" - 1955

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...