giovedì 4 febbraio 2010

ERICH FROMM - IL SIGNIFICATO DEL LAVORO




 Il lavoro viene spesso considerato il grande emancipatore dell'uomo. La storia propriamente umana dell'umanità inizia solo nel momento in cui l'uomo comincia a lavorare, poiché è solo allora che egli si separa dall'originaria unità con la natura. In questo processo di separazione e di manipolazione della natura, l'uomo modifica anche sé stesso. L'evoluzione dell'uomo è indubbiamente fondata sul lavoro, che spesso si accompagna all'evoluzione delle sue facoltà. E' in questo senso che possiamo riferirci al lavoro come all'emancipatore dell'uomo e al fattore più importante della sua evoluzione.

 
 Oggi lo scopo del nostro lavoro è molto particolare, il suo fine infatti è la crescita di un idolo, la macchina. Noi veneriamo una macchina che lavora. Ciò che oggi ci affascina non ha più nulla a che fare con il concetto medievale o protestante di lavoro, e neppure con il concetto, cruciale in tutto l'Ottocento, di profitto. Oggi siamo affascinati dalla crescita di una macchina produttiva. La produzione in quanto tale è una delle fantasie megalomani che idolatriamo. Essa è diventata uno scopo della vita. Quello che vogliamo è che ci siano sempre più oggetti, ma non oggetti organici, non fiori, no: solo macchine sempre più grandi e potenti. Vorremmo esser capaci di produrre un numero sempre maggiore di beni di consumo, automobili sempre più veloci, e così via.

Questa è dunque una delle linee di sviluppo del concetto di lavoro: lavoro come significativo soddisfacimento delle aspirazioni umane, come ossessivo adempimento di un dovere, come produttore di profitto; e lavoro, potremmo dire, come atto di venerazione di fronte all'altare della macchina, che è in sé stessa carica di significato e valore. E qual è la linea di sviluppo per quanto riguarda il lavoratore? All'inizio dell'Ottocento il lavoro era per l'operaio una forma di schiavitù. Lavoro forzato. Da allora il progresso è stato enorme, e la situazione della classe operaia è radicalmente cambiata. Attualmente la giornata lavorativa non supera le otto ore; il lavoro ha perso ogni carattere di lavoro forzato o di fonte di privazione. Una cosa però non è cambiata: il lavoro continua a non essere gratificante per chi lo svolge, né gli serve per dare un senso alla propria esistenza, nonostante negli ultimi tempi siano stati avviati molti progetti di ricerca per rendere meno alienante il lavoro industriale.

La struttura sociale di un paese come gli Stati Uniti si è completamente trasformata rispetto a cent'anni fa. E' enormemente cresciuto il numero degli impiegati e, più in generale, di tutti i lavoratori che percepiscono stipendi o salari. Eppure si assiste a un fenomeno molto strano, che coinvolge in uguale misura chi lavora e chi non lavora: oggi una delle massime aspirazioni dell'uomo si esprime nell'idea di assoluta pigrizia. Il nostro ideale è quello di non dover più lavorare. Prendiamo per esempio la pubblicità di una compagnia di assicurazioni: c'è una coppia misteriosa che gira il mondo con duecento dollari al mese, completamente soddisfatta di non dover più lavorare. La prospettiva più allettante nella vita è quella di potersene stare, prima o poi, con le mani in mano.

Durante la [seconda] guerra [mondiale] veniva pubblicizzato un frigorifero il cui interno, premendo un pulsante, ruotava su sé stesso, facendo risparmiare così l'immane fatica di dovervi infilare le mani per prendere qualcosa. Per centinaia di migliaia di persone la felicità era incarnata dal desiderio di comprare quel magnifico frigorifero, al solo scopo di risparmiarsi un po' di fatica.

Un altro esempio è quello delle automobili con il cambio automatico. Il loro fascino è tutto nell'idea di un potere che non richiede sforzi, un potere che ci consente di ottenere qualcosa senza la minima fatica, semplicemente premendo un pulsante. Lo stesso discorso vale anche per l'atteggiamento nei confronti della televisione. Non ho niente contro di essa, ma vorrei segnalare che tra i motivi psicologici per cui la gente ne è attratta e rimane incantata davanti a questo straordinario apparecchio, c'è anche il fatto che basta premere un pulsante per vedere apparire davanti a sé il mondo intero standosene comodamente seduti in poltrona. Appare il presidente, si vede che cosa accade nel mondo. Se da qualche parte scoppia un incendio, o avviene una tragedia, si vede anche quello. Il pubblico televisivo non deve far altro che starsene seduto e premere un pulsante. Se osserviamo la pubblicità di qualsiasi prodotto, ecco ripresentarsi la lusinga dell'assoluta pigrizia: una condizione in cui, senza compiere alcuno sforzo, si dispone di un potere immenso.


 Per quanto possa apparire paradossale, la nostra capacità di costruire una bomba in grado di distruggere l'intero universo, e che viene sganciata da un pilota premendo un pulsante, faccia in un certo senso parte di quella fantasia secondo la quale anche la forza più distruttiva può essere scatenata muovendo semplicemente un dito.

da "I Cosidetti Sani, La Patologia della Normalita'" - 1955

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